Tre film anime che ho visto recentemente e che ho amato

Da qualche tempo, ormai, mi sono resa conto di essermi persa un gran numero di serie e film anime negli anni. Così ho pensato: “E se fosse giunto il momento di recuperare?” Beh, sì, era proprio il caso che io iniziassi a rimettermi in pari. Non solo per la mia crescente passione per qualsiasi cosa riguardi il Sol Levante ma anche perché altrimenti mi sarei persa delle perle meravigliose. Che, tra l’altro, con ogni probabilità la maggior parte di voi avrà già visto perché io arrivo in ritardo ma… pazienza! Quindi, ecco a voi i tre film anime che ho visto negli ultimi tempi e che ho assolutamente adorato!

Your Name  – Kimi no na wa (Il tuo nome)

La storia di Mitsuha e Taki, legati da un destino che va oltre il tempo e lo spazio. La prima è una giovane studentessa che vive in un paesino di montagna vicino a Tokyo; il secondo è un suo coetaneo liceale che vive proprio nella grande metropoli. Mitsuha sente il peso di vivere in un piccolo paese ancorato alle tradizioni. Ma soprattutto, non sopporta essere una ragazza e che come tale non venga presa mai sul serio, soprattutto dal padre. È con questa convinzione che un giorno, passando vicino ad un tempio, urla a pieni polmoni di voler rinascere come maschio e possibilmente in una grande città come Tokyo. Da quel momento, accade l’impensabile: Mitsuha e Taki, senza sapere come, si risvegliano l’uno nel corpo dell’altra e viceversa per poi tornare nel proprio il giorno seguente. Questo fatto fuori dall’ordinario si ripeterà spesso, tanto da spingere entrambi ad intervenire nella vita dell’altro. Fino al giorno in cui la caduta della cometa Tiamat non stravolgerà completamente la loro vita.

Your Name è una scossa per il cuore e una gioia per gli occhi. La trama segue la contorsione del tempo e la sua manipolazione, una corsa verso la salvezza. Arricchita da un tenero amore nascente e un’animazione e un disegno che riempiono gli occhi di bellezza. È un film quasi avvolto da un’area mistica, di qualcosa che si riesce appena ad afferrare. Si avverte l’importanza che può avere un singolo, semplice nome e quanto possa essere forte il destino, riprendendo un po’ la leggenda del filo rosso (filo che in qualche modo viene rappresentato nel film stesso dal laccio che Mitsuha è solita mettersi tra i capelli). C’è la costante ricerca di qualcosa o qualcuno. Quel senso di vuoto che non si riesce a riempire ma di cui non sappiamo la causa e l’origine. In questo caso è rappresentato da qualcuno, quella persona a cui siamo indissolubilmente legati anche quando ancora non sappiamo di conoscerla.

Questa storia è anche la rappresentazione dei due opposti che convivono insieme e che si completano a vicenda: lo scambio tra due persone diametralmente opposte, una ragazza che vive nei luoghi più incontaminati e rurali di Tokyo, il ragazzo che invece vive al centro della metropoli piena di luci e movimento. Sono, in fondo, le due facce della capitale nipponica: il suo lato più tradizionale legato ad una storia millenaria ricchissima e il suo lato più moderno, tecnologico, che va veloce e si proietta nel futuro. Il Paese che rimane in bilico tra due realtà diverse ma complementari e che lo rendono unico. Ecco, è esattamente così che sono anche Mitsuha e Taki, qualcosa di così forte e potente che senza una parte, il tutto non sarebbe più lo stesso.

Il Castello Errante di Howl

Un vero classico molto conosciuto dello Studio Ghibli, probabilmente visto da tutti tranne che da me. Fino ad ora, almeno. Heh. Sophie è una giovane cappellaia molto dedita al suo lavoro. Un giorno, mentre sta andando al forno dove lavora la sorella, si imbatte in due gendarmi che tentano di importunarla. Tempestivamente, interviene l’affascinante mago Howl che la porta in salvo a destinazione. La sera stessa, le fa visita la Strega delle Lande Desolate che è intenzionata a punirla perché da tempo vuole appropriarsi del cuore di Howl. Sophie viene così maledetta dalla Strega ad assumere le sembianze di persona anziana e di tornare ad essere se stessa solo mentre sta dormendo. Non potrà parlare a nessuno di questa maledizione. Ma Sophie non si perde d’animo: se le è stata lanciata una maledizione magari un mago potente come Howl saprà aiutarla ed è così che si avventura per andare a cercarlo. Dopo aver trovato il suo Castello Errante, si proporrà di fare da domestica nello stesso, per tenerlo finalmente pulito e in ordine. Da qui, si innescherà il suo percorso di crescita iniziato dal bisogno di liberarsi di una maledizione che ancora non sa essere strettamente legata a quella di Howl.

Il film ha tutto il sapore e la sapienza narrativa ricca di emozioni delicate e significative del maestro Miyazaki. Ambientato in una città immaginaria dal sapore nord europeo agli inizi del 20esimo secolo e un particolare retrogusto steampunk, il Castello Errante di Howl è anche un chiaro grido contro la guerra e le sue atrocità rispecchiando il personale pensiero di Miyazaki stesso. Non mancano le situazioni bizzarre, straordinarie, misteriose, ricche di magia e anche divertenti che accomunano tutti i capolavori dello Studio Ghibli.

Ciò che però spicca sopra ogni cosa è il meraviglioso personaggio di Sophie, portabandiera di un messaggio fondamentale per chiunque in qualsiasi momento della propria vita. Sophie ha una forza d’animo davvero invidiabile e da cui prendere esempio. Nonostante la maledizione non si abbatte, né si tira indietro dalle sfide che la vita ha deciso di porle davanti. Anzi, ciò che le accade è uno stimolo e la spinge dove forse non sognava nemmeno di arrivare o dove chissà, forse era destinata a raggiungere. Sophie decide di dare comunque il meglio di sé, di prendersi cura degli altri e prendere in mano la propria vita anche quando le cose non vanno esattamente come sperava. Sophie è il simbolo di chi non si arrende alla vita ma prende ciò che viene e ne trae in qualche modo vantaggio. Il simbolo di chi dà comunque valore alla vita, perché a volte non è tanto ciò che ci succede ma come reagiamo a ciò che ci accade. Un insegnamento potentissimo e se il film viene visto sotto questa ottica nel momento giusto può diventare pura ispirazione.

I Want to Eat your Pancreas (Voglio Mangiare il Tuo Pancreas)

Sakura, gioiosa e frizzante. Haruki, introverso e silenzioso. Due compagni di classe che però non hanno mai davvero stretto un rapporto. Si ritrovano entrambi in ospedale per cause diverse. Haruki trova per caso il diario di Sakura nella sala d’attesa e da quello scopre che la ragazza ha una malattia terminale al pancreas. Quando Haruki le rende il diario, Sakura spera di ricevere qualche parola di incoraggiamento o solidarietà, ma non è così. Haruki sembra del tutto disinteressato da qualsiasi persona che lo circondi. Sakura però non demorde e sulla strada del ritorno a casa cerca comunque di stabilire un contatto con lui, anche se invano. La ragazza decide quindi di iniziare a lavorare nella biblioteca della scuola dove lavora anche Haruki. Con molta insistenza, riuscirà a trascinare il ragazzo nelle sue avventure giornaliere: Sakura è del tutto determinata a godersi la vita appieno, vivendo ogni giorno come se fosse l’ultimo per non avere nessun tipo di rimpianto.

La storia che si svolge davanti ai nostri occhi è una storia intensa e bellissima. Ricca di dolore, certo, ma che rappresenta la medaglia a due facce che è la vita. Da una parte c’è la meraviglia di poter fare mille esperienze bellissime, dall’altra c’è il carattere effimero della vita. La vita come i boccioli di ciliegio, come il nome della protagonista: qualcosa di splendido ma al tempo stesso delicato e che può terminare in un attimo. Sakura cerca di mascherare la difficoltà della convivenza con la malattia con allegria e tantissima voglia di vivere, fare esperienze, vedere il mondo. È anche un esempio di estrema forza in un momento difficile e drammatico. Ma un po’ come Sophie di cui vi parlavo prima, anche lei non si arrende a ciò che le succede e cerca anzi di sfruttare il tempo che le resta facendo ciò che la rende felice e la fa sentire viva. E in gran parte questo è rappresentato dall’uscire spesso e volentieri con Haruki e addirittura trascinarlo in un viaggio fuori città.

È quello che cerchiamo di fare: crearci dei bellissimi ricordi con le persone che amiamo in modo che le memorie possano andare avanti anche quando non esisteremo più. Il nome del titolo fa riferimento a quando Sakura vede una trasmissione in cui secondo alcune popolazioni indigene, per curare un organo malato bisognava mangiarne uno dello stesso tipo. Il rapporto tra Sakura e Haruki si consoliderà sempre di più nel tempo, facendo comprendere anche a quest’ultimo quanto sia bello potersi aprire agli altri, poter contare su un’amicizia fonte di conforto nei momenti più bui ma anche il ricettacolo di felicità nella condivisione di belle esperienze. Anche in questo film, come in Your Name, ritroviamo quella logica degli opposti che in qualche modo si completano in modo armonico, nonostante tutto. Sakura e Haruki sono due persone apparentemente lontanissime ma che con il tempo imparano a essere l’uno la forza dell’altra e viceversa. Dopotutto, il significato dei loro nomi si completa perfettamente davvero: boccioli di ciliegio e primavera. Chi meglio di loro poteva trovare un legame così speciale e simboleggiare così la meraviglia della vita tra la sua nascita, rinascita e caducità?

Grazie per aver letto fino a qui! Se avete altri film o serie anime da consigliarmi, fatelo pure qui sotto nei commenti. Oppure, potete contattarmi sui miei social!

Scritto da
Sara, conosciuta anche come ElbyQuimelle o più semplicemente Elby, è caduta da tempo nella tana del Bianconiglio e non ne è mai uscita. Lettrice e videogiocatrice appassionata, è timida fino al midollo. Ascolta musica epica (TwoStepsFromHell, Audiomachine) fino allo sfinimento, ma apprezza molto anche altri generi per cui elencarli tutti renderebbe queste info biografiche troppo lunghe. Non sa parlare di sè stessa. Sogna un mondo fatto di dumplings, sorseggiando bubble tea.

La tua opinione è importante

1 0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato. I campi contrassegnati da * sono obbligatori.

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>