Sono sempre più convinta che nella vita di tutti ci dovrebbe essere uno spazio per leggere la storia di Ichirō, farla propria, respirarla e abbracciarla forte. Ho già parlato del primo volume, Le Cronache dell’Acero e del Ciliegio – La Maschera del Nō sul mio profilo Instagram. Ovviamente questo articolo sarà spoiler free per quanto riguarda il secondo volume, mentre potrebbero essere nominati fatti cruciali avvenuti nel primo. Quindi non proseguite oltre se ancora non avete letto il primo libro, mi raccomando!
Come nel libro precedente, ci troviamo nel nel Giappone del XVII secolo. Ichirō e Shin sono fuggiti da Edo e ormai sono a tutti gli effetti dei fuggitivi. Ichirō ha ancora il cuore pesante per la scomparsa di Hiinahime, per cui continua a non trovare pace. Il viaggio dei due amici è pieno di pericoli: dal clima invernale particolarmente spietato al terrore di finire in una trappola dell’esercito dello shōgun. Il loro cammino sarà costellato da mille peripezie ma anche di fortunati incontri, come quello con la giovanissima Seiren, una shinobi (ninja) inviata da Akemi perché i due arrivino senza intoppi a Kyōto dove quest’ultima li sta aspettando. Ichirō però ha in mente un piano diverso: recuperare la spada di Muramasa lasciatagli dal maestro Tenzen, portarla a Osaka e onorare la promessa di combattere per una giusta causa.

Il secondo volume di una serie è sempre carico di aspettative, soprattutto se il primo è rimasto inciso nel vostro cuore. E quelle aspettative non vengono assolutamente deluse. La Spada dei Sanada è quel racconto potente, narrato in modo lucido e indimenticabile di cui si ha bisogno dopo essere rimasti in bilico e nell’incertezza dopo la fine del primo tomo. È sì ricco di dolore e sofferenza. Quella che ti scava le voragini dentro. Da questo libro ci si deve aspettare il racconto di argomenti fondamentali e necessari. Così com’è necessaria la brutalità nel raccontarli, talvolta. Non sarà difficile vivere sulla propria pelle l’estremo realismo sprigionato dalla narrazione: avvertire la guerra nelle ossa, sentire un’immediata e sconcertante empatia verso i personaggi principali e il loro dolore, la loro rabbia, le ingiustizie e le violenze subite. È un racconto che in questo senso è limpido e cristallino, a contrasto con lo sporco dettato dalla miseria e dal terrore della guerra.
“Le ferite dell’anima non possono guarire se prima non si curano quelle del corpo”
Camille Monceaux, Le Cronache dell’Acero e del Ciliegio – La Spada dei Sanada
Il dolore è una forza motrice all’interno di molti personaggi: Ichirō, Shin, Seiren, Yukitada. Ognuno di loro per motivi diversi, per violenze diverse che hanno generato ferite profonde spesso difficili da rimarginare del tutto. La Spada dei Sanada è un libro che parla molto dell’importanza di curare lo spirito e di conseguenza il corpo. Darsi il tempo per prendersi cura di se stessi. Riconoscere quella dimensione di pace assoluta che precede una guarigione che a volte equivale anche ad una rinascita. Argomento strettamente correlato alla difficoltà di affrontare un lutto. Non solo di una persona, ma anche della persona che si era prima di un determinato evento. Una persona che non c’è più e non può più esserci perché quell’evento l’ha cambiata completamente.
“La vita è un perenne divenire. Devi seguire il suo flusso continuo o perire opponendo resistenza.”
Camille Monceaux, Le Cronache dell’Acero e del Ciliegio – La Spada dei Sanada
Nel corso del libro Ichirō imparerà molto non solo di se stesso compiendo un’ulteriore crescita personale, ma anche del mondo che lo circonda. Un mondo pieno di orrori, di ingiustizie, di cose fuori posto. Dopotutto, ha soltanto 15 anni eppure ha dovuto affrontare prove terribili ed estremamente dure. Nonostante questo ha dimostrato di avere una forza d’animo incredibile per rialzarsi, per andare avanti, anche zoppicando, e continuare a combattere per ciò che crede giusto.
“Il mondo che mi ero illuso di conoscere nascondeva spaccature, angoli segreti, ingiustizie e ambiguità di cui solo ora cominciavo a prendere coscienza.”
Camille Monceaux, Le Cronache dell’Acero e del Ciliegio – La Spada dei Sanada
Ichirō è senza dubbio un personaggio straordinario e indimenticabile. Di quelli che vorresti tenere per mano tutto il tempo. All’interno del suo animo si nasconde un universo immenso e meraviglioso. In alcune situazioni può apparire troppo duro nei confronti degli altri, orgoglioso e molto introverso. In realtà nasconde un animo nobile, estremamente sensibile e ricco di valori. Ichirō è quella persona che farebbe di tutto per le persone che ama. Che non abbandona chi è in difficoltà, che è sempre dalla parte dei più deboli e dei giusti. Soffre per le ingiustizie del mondo, freme dalla rabbia. Un sentimento che lo pervade costantemente, costretto a dover sopportare sin troppo spesso giudizi e pregiudizi per le sue origini, per il suo passato nel teatro. Una passione considerata disonorevole e inadeguata per un samurai. Costretto a subire in silenzio le vessazioni di una classe che si crede superiore a chiunque, che vuole incutere timore al solo brandire di una spada. Attraverso le sue parole ci racconta quanto sia terrorizzato dalla violenza, nonostante abbia scelto la via della spada. Si sente un mostro per aver ucciso. Vuole combattere per ciò che è giusto ed è costretto a combattere per sopravvivere ma questo lascia in lui il sapore amaro di aver tolto la vita a qualcun altro. Ichirō non è mai indifferente alla morte, in nessun caso.
Combattere per ciò che è giusto lo porta sulla strada della vendetta: la missione principale che lo muove più di ogni altra cosa è quella di vendicare l’assassinio del suo maestro e riportare così giustizia nella sua vita, costellata sin troppe volte da dolore, violenza e profonde ingiustizie. Il suo tormento è sapere che molte persone che ama hanno sofferto o potrebbero soffrire standogli vicino. Un tormento che a volte sfocia in una rabbia impetuosa e spesso incontrollabile. Come le fiamme imperdonabili e violente che hanno caratterizzato ogni momento cruciale della sua vita: compagne inesorabili che cancellano vite e una parte di se stesso brucia sempre con loro.
Nonostante Ichirō a volte faccia fatica a esprimere i suoi sentimenti verso gli altri, non manca di rendere onore al potentissimo valore dell’amicizia. Il suo legame con Shin risplende di tutta la bellezza di un rapporto sincero, profondo, fatto di aiuto reciproco e sentimento dato e ricevuto in modo incondizionato. È grazie a questo legame e a quello che piano piano e con moltissima fatica instaurerà anche con Seiren che imparerà a eliminare quella corazza che lo avvolge sempre e a mettere da parte il fardello dell’orgoglio. E ad accettare che non ha senso combattere una guerra da soli: ciò che conta davvero è sapere di poter contare sugli altri. Solo insieme si è più forti.

La nostra voce narrante si mette in discussione costantemente, soprattutto chiedendosi quale sia il vero onore per lui, diverso da tutti gli altri samurai. Chiedendosi spesso se quello per cui sta combattendo è davvero giusto, se è giusto essere mossi anche da motivi personali. È davvero sbagliato essere un guerriero per salvare delle vite, invece che toglierle?
All’interno del romanzo le voci delle ingiustizie si levano potenti, forti. Un richiamo al periodo Edo della narrazione ma che rimbomba in modo inequivocabile fino ai giorni nostri. Un grido d’accusa a tutte quelle cose sbagliate che nel tempo sono rimaste tali. In questo secondo volume incontriamo nuovi personaggi femminili dal carattere forte, forgiate da una vita piena di prove difficili da superare. Nel Giappone del XVII secolo se sei una donna devi imparare a cavartela da sola e devi lavorare il triplo per guadagnarti fiducia e rispetto. Personaggi come Seiren e Yukitada sono simboli di estremo coraggio di chi non ha voluto piegarsi a ciò che la società di aspettava da loro: hanno combattuto perché potessero avere la loro identità, la loro forza, indipendentemente da un mondo maschilista e spesso crudele e violento.
Le donne guerriere non erano poi così un rarità però: nel libro vengono nominate le onna-bugeisha, letteralmente donne guerriere samurai che non hanno nulla da invidiare alla loro controparte maschile.
Sono guerriere feroci, con un’energia inestinguibile. Un vero esempio luminoso per qualsiasi ragazza là fuori che abbia paura di muovere i suoi passi da sola. Ho amato la loro tenacia e i loro personaggi sono una vera fonte di ispirazione alla resistenza contro un mondo che non perdona, ma al quale si può tenere testa. Il nostro Ichirō finirà per affezionarsi molto ad entrambe a conoscere la loro storia. Si indignerà per la brutalità con cui viene trattato il mondo femminile e le violenze che le donne sono costrette a subire solo perché nate tali. Ho trovato splendido il rapporto creatosi con Yukitada, la valorosa guerriera del clan Sanada. All’inizio burrascoso e difficile, ma sempre più confidenziale, carico di rispetto. Quasi un rapporto materno, protettivo e pieno di affetto. Un tipo di rapporto che a Ichirō è mancato da tutta una vita e che forse ha ritrovato nel clan che lo ha adottato.
Non è da meno l’annosa questione dell’omosessualità, affrontata anche in questo volume. È anche in questo caso che si notano le differenze tra i generi ma anche il rango a cui si appartiene. L’omosessualità è qualcosa da tenere nascosta sia che tu sia uomo o donna. Ma se sei un uomo di alto rango è qualcosa che puoi permetterti. È questo che rivela una società piena di ambiguità e incongruenze. Di pregiudizi e allontanamento nei confronti del diverso. Qualcosa che nel XXI secolo non è ancora cambiato del tutto. Incredibile, no? Magari è anche questo che dovrebbe spingerci a riflettere che abbiamo bisogno di un mondo libero, dove non ci siano barriere per chi nasce donna o per chi ama qualcuno dello stesso sesso. Ma sembra che un mondo privo di disgustosi preconcetti sia ancora un’utopia.
“Non sapevo come proteggerlo da chi gli rinfacciava la sua diversità, dalla stupida e disgustosa aggressività della gente.”
Camille Monceaux, Le Cronache dell’Acero e del Ciliegio – La Spada dei Sanada
La Spada dei Sanada è sicuramente il sequel di cui avevamo bisogno. Non smetterò mai di ripetere quanto la scrittura di Camille Monceaux arricchisca una storia splendida, difficile ma bellissima. Una scrittura capace di spiegare ogni sentimento e situazione con una ricchezza tale da lasciare senza parole.

La ricerca della scrittrice sul periodo di riferimento della storia del Giappone è estremamente accurato ed esprime ad ogni parola un amore incondizionato verso il paese del Sol Levante, delle sue tradizioni secolari, del suo passato. Niente viene lasciato al caso e ogni dettaglio è posato sulla carta con enorme cura, come faresti durante la cerimonia del tè. Un dettaglio che ho apprezzato moltissimo è stato svelare in modo del tutto naturale e coerente come arrivano fino a noi quelle che sono a tutti gli effetti le memorie di Ichirō. Un tocco speciale e assolutamente non scontato. E se poi andrete a rileggervi l’incipit del primo capitolo del primo libro, vi spunterà un sorriso per la bellezza di tutto questo. Leggere Le Cronache dell’Acero e del Ciliegio è come avere uno sguardo diretto e squisitamente privilegiato sul periodo Edo, con tutte le sue meraviglie ma anche le sue storture. Uno sguardo che non fa sconti, ma per chi vuole addentrarsi in questo magnifico universo regala sensazioni uniche che porterete addosso per molto tempo.
Come sempre, vi invito a farmi sapere cosa ne pensate! Avete letto il libro, volete leggerlo? Facciamo un gruppo di supporto per aspettare il terzo? 👀
Grazie per aver letto fino a qui, vi aspetto nei commenti!
Se volete potete anche contattarmi sui miei social!
