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	<title>Warner Bros. Pictures &#8211; ElbyQuimelle</title>
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		<title>Pokémon: Detective Pikachu &#8211; Recensione</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Sep 2019 13:27:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>C&#8217;è sempre un po&#8217; di nostalgia nell&#8217;aria quando si torna a parlare di Pokémon, soprattutto per chi ci è cresciuto, tra videogiochi, anime in TV e carte collezionabili. Pokémon: Detective Pikachu, però, non è un tuffo nel passato, ma nel futuro. Seguiamo la storia di Tim Goodman, che da piccolo sognava di fare l&#8217;allenatore Pokémon, ma che alla fine ha rinunciato a quella carriera per farne una ancor più divertente, l&#8217;assicuratore. Non ha un partner Pokémon e di quelle tenere bestioline non ne vuole proprio sentire parlare. Da un&#8217;improvvisa telefonata comprende che suo padre Henry, con il quale non è più in buoni rapporti, è rimasto vittima di un incidente stradale. Si reca così a Ryme City, dove suo padre viveva e lavorava come detective. Il piano di Tim è di tornare quanto prima possibile alla vita di sempre e lasciarsi questa storia alle spalle. Prima di arrivare all&#8217;appartamento del padre incontra la tutta-pepe Lucy Stevens, stagista non pagata alla CNN, che sta indagando proprio sulla morte di Henry, poiché pare avesse scoperto qualcosa di grosso. Ma Tim non potrà andarsene così in fretta dalla città e se ne rende conto nel momento in cui nell&#8217;appartamento appare un misterioso, vispo e soprattutto parlante Pikachu con tanto di cappellino da detective. Ammetto che all&#8217;inizio fa un po&#8217; strano sentire Pikachu parlare come un umano, con una voce profonda che di certo non somiglia al tenero e dolce pika pika a cui siamo tutti abituati. Devo dire, però, che dopo poco si viene travolti dalla sua esuberanza, dal suo sarcasmo, dal suo modo di fare perspicace e dai modi di dire buffi che si inventa, come la &#8220;dimenticanza&#8221; (Pikachu ha infatti perso la memoria) e &#8220;me lo sento nelle gelatine&#8221;, al posto di &#8220;me lo sento nelle viscere&#8221;. E a ben pensarci, preferisco la versione di Pikachu. E&#8217; così che l&#8217;avventura trova Tim il quale decide di aiutare il suo nuovo amico giallo e pelosino a ritrovare la memoria. Tutto si svolge, appunto, a Ryme City, una città costruita intorno al concetto che i Pokémon e gli esseri umani convivano pacificamente e che lavorino insieme in totale armonia. Ve lo immaginate un mondo così? Io ci vivrei subito, senza farmelo ripetere due volte! Questo modus vivendi è ispirato da Howard Clifford, capo della Clifford Enterprises, multinazionale che ha il controllo di praticamente tutta la città. E&#8217; proprio dal signor Clifford che i nostri due eroi comprendono che Henry stava lavorando davvero a qualcosa di grosso ma soprattutto che potrebbe essere ancora vivo. Tim con l&#8217;aiuto di Lucy e del suo Psyduck, appassionato di massaggi alle zampe, si reca al laboratorio dove la stessa notte in cui Henry ha avuto l&#8217;incidente è anche fuggito il leggendario Mewtwo, il Pokémon più forte del mondo che in quel momento era imprigionato lì come esperimento. E&#8217; fantastico notare che nonostante sia passato tutto questo tempo e siano passate diverse generazioni il più potente rimanga sempre lui. Tim e Pikachu formano un bel team: all&#8217;inizio il ragazzo è diffidente, ma con il tempo impara ad apprezzare e a voler bene a quella tenera palla di pelo parlante. Ho apprezzato molto le situazioni esilaranti e divertenti che si sono create tra loro due, anche a spezzare momenti potenzialmente pericolosi e ricchi di adrenalina. Pikachu è un personaggio spumeggiante e senza peli sulla lingua. Oltre ad essere infinitamente adorabile da volerne anch&#8217;io uno così. I Pokémon sono senza dubbio i protagonisti di questa storia, mettendo in secondo piano le relazioni umane. Ad esempio, sembra che tra Tim e Lucy ci sia del tenero, anche se questa piccola romance nasce un po&#8217; dal nulla e soltanto verso le battute finali del film. Visivamente Pokémon: Detective Pikachu è incredibile, come ci si può aspettare da un film prodotto anche dalla Legendary Pictures. I Pokémon sono ben realizzati, anche se alcuni non mi hanno convinto appieno, come ad esempio Gengar (che è anche il mio Pokémon preferito, argh!) che ha un aspetto troppo strano e più inquietante che altro. E&#8217; stata posta molta attenzione nell&#8217;interazione tra loro e gli esseri umani che infatti si rivela precisa e pulita senza incertezze dovute all&#8217;incontro tra CGI e persone in carne ed ossa. Anche la fotografia del film è eccezionale: paesaggi meravigliosi e splendidi scorci della città rendono il film vivo e reale. Magari è una piccolezza, ma è bello vedere che in un film del genere siano state rappresentate diverse realtà culturali, come a voler dimostrare che i Pokémon vanno oltre le differenze razziali e di status sociale. Un mondo dove tutti sono alla pari e collaborano insieme. Sembra un bellissimo sogno utopico, ma a me piace moltissimo come idea. Come ho scritto all&#8217;inizio, la missione di questo film non è un&#8217;operazione nostalgia, però è impossibile non sorridere teneramente ad alcuni piccoli rimandi al mondo dei Pokémon che conosciamo bene. Ad esempio, le carte collezionabili di Tim o Pikachu che triste e sconsolato canta la sigla della versione animata, che per noi italiani è stata interpretata dal mitico Giorgio Vanni. Come fai a non riproiettarti ai primi anni 2000? E a proposito di musica, la soundtrack del film è davvero ben azzeccata. Henry Jackman ha fatto un grande lavoro nell&#8217;arrangiare alcune musiche memorabili composte da Junichi Masuda, come ad esempio l&#8217;inconfondibile tema di Rosso e Blu o la stessa Gotta catch &#8216;em all. Personalmente non sono rimasta affatto delusa da questo adattamento. Nonostante il film fornisca gli strumenti necessari per capire la risoluzione finale della vicenda, questa risulta intelligente, coerente e sensata. La sensatezza si perde solo in pochissimi punti, come ad esempio quando Tim fa un salto che per qualsiasi umano finirebbe con la rottura di buona parte delle costole mentre lui ne esce illeso, fresco come una rosa. E&#8217; una storia che parla sì di Pokémon, ma anche di come l&#8217;unione fa la forza e come trovare o ritrovare la fiducia persa in qualcuno o persino sè stessi. E&#8217; un film per tutti, non serve essere degli appassionati di quei teneri mostriciattoli, anzi. Il modo in cui è strutturato permette la piena godibilità anche da chi non ha mai catturato un Pokémon attraverso il proprio Game Boy, chi non ha mai giocato con le carte o chi non ha visto nemmeno un fotogramma dell&#8217;anime. I Pokémon sono per tutti!</p>
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		<title>Animali Fantastici: I Crimini di Grindelwald &#8211; Recensione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[SARA]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 May 2019 16:55:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Due anni dopo l&#8217;uscita di Animali Fantastici e dove trovarli, primo capitolo della saga legata agli eventi che hanno preceduto Harry Potter, torna sul grande schermo una magica avventura scritta e prodotta da J.K. Rowling. Dopo tre mesi dai fatti accaduti nel precedente film, Newt Scamander si ritrova al Ministero della Magia per richiedere la revoca del divieto ai viaggi internazionali. E&#8217; lì che incontra Leta Lestrange, fidanzata di suo fratello Theseus e sua grande amica sin dai tempi delle lezioni ad Hogwarts. Nonostante la revoca venga respinta, Albus Silente lo incarica di recarsi a Parigi dove pare essersi rifugiato Credence dopo i fatti di New York. Quest&#8217;ultimo si trova nella capitale francese alla ricerca di sua madre, per scoprire finalmente qual è la sua vera identità. Grindelwald, riuscito a sfuggire dalla prigionia durante il suo trasferimento da New York a Londra, è intenzionato a sfruttare la sua natura di Obscurus per uccidere Silente. Le prime impressioni che ho avuto appena ho finito di vederlo è che fosse più che altro un film di passaggio, una sorta di ponte atto a prepararci a quello che avverrà nei prossimi capitoli. Forse, una volta completata l&#8217;intera saga, sarà più facile comprendere il filo logico della storia ma ciò non giustifica alcune scelte che non sono proprio riuscita a mandare giù. Nella saga di Harry Potter siamo stati introdotti piano piano, in punta di piedi, in un universo vasto ma straordinario, accompagnati e guidati anno per anno verso un pericolo maggiore e sempre più presente. Era sempre possibile vedere il filo conduttore, un disegno preciso in tutta la storia. Qui no. Ogni singola sequenza è completamente slegata e soprattutto&#8230; gli Animali Fantastici non hanno davvero più senso! Fanno semplicemente da cornice ad un film che sta prendendo una direzione assai incerta e che non riesco a capire come si svilupperà per altri tre film. E&#8217; vero, di animali magici ce ne sono molti, realizzati in modo eccellente, e la fotografia e gli effetti speciali sono senza dubbio impeccabili, ma sono soltanto un bellissimo incarto, che al suo interno ha davvero poca sostanza.  Uno dei problemi principali che personalmente ho trovato in questo film sono i personaggi stessi. Non sono riuscita ad affezionarmi anche a solo uno di essi, per quanto strano possa sembrare. I dialoghi sono ridotti all&#8217;osso e trovare empatia nei confronti di qualcuno risulta impossibile, come se ci fosse un solido muro tra noi e lo schermo. Se magari nel primo film si poteva provare tenerezza per la nuova coppia Jacob-Queenie, adesso sono totalmente irriconoscibili, come due estranei, e lei sembra stia impazzendo sempre di più. E vogliamo parlare di come magicamente Jacob si ricorda di ogni singola cosa nonostante sia stato Obliviato? Ah beh, me lo son detto da sola: magicamente. Non viene data nessuna spiegazione logica al suo &#8220;ricordare tutto&#8221; e la faccenda si conclude nel giro di un paio di battute. Male, male. E a proposito di &#8220;male&#8221;, parliamo della new entry di questo film: Nagini. A quanto pare Nagini è una Maledictus: una persona afflitta da una maledizione del sangue per la quale alla fine si trasformerà permanentemente in un una bestia/animale, nel suo caso, un serpente. Ora, tralasciando che il suo ruolo nel film non è chiaro, oltre ad essere estremamente marginale e quasi privo di personalità, perché soltanto adesso salta fuori che Nagini in realtà non è da sempre un serpente ma lo è diventata a causa di una maledizione? Perché questo fatto non è mai stato citato nei libri di Harry Potter?  E con questo quesito, mi ricollego ad un altro pensiero ricorrente che ho riguardo questa saga. Sembra che la Rowling cerchi di aggiungere dettagli su dettagli riguardo alcuni aspetti del suo universo ai quali probabilmente non aveva mai pensato ma che ha deciso di aggiungere a saga conclusa per gettare altra carne al fuoco e dimostrare che il suo mondo magico è una continua scoperta. Potrebbe essere fantastico, certamente. Ma lo sarebbe ancora di più se questi dettagli donassero davvero un valore aggiunto a questo universo. La sensazione è quella di una scrittrice in pieno delirio di onnipotenza che tenta di forzare il mondo che lei stessa ha creato, con l&#8217;ossessione di voler aggiungere aneddoti (spesso anche inutili) come se avesse paura che se non ricevessimo abbastanza notizie poi smetteremmo tutti di essere interessati a ciò che in realtà ci ha sempre affascinato. Il suo universo funzionava e funziona benissimo, anche senza aggiunte che mano a mano stanno diventando sempre più ridicole, oltre ad essere motivo di esilaranti meme su internet. Insomma, mi auguro con tutto il cuore che almeno il personaggio di Nagini venga sviluppato al meglio nel corso della saga, altrimenti questo confermerebbe quanto in realtà la zia Rowling ultimamente stia davvero esagerando.  Sempre per rimanere in tema personaggi, è impossibile non nominare anche l&#8217;enorme squarcio temporale che la Rowling ha voluto creare inserendo in questo film il personaggio di Minerva McGranitt come già professoressa della scuola di Hogwarts. E&#8217; così assurdo che si fa davvero fatica a non pensare che la nostra adorata scrittrice stia prendendo strade insensate. Nonostante purtroppo non esista una fonte certa che attesti la data di nascita precisa della professoressa McGranitt, possiamo affidarci ad un&#8217;unica indicazione temporale, contenuta nel quinto capitolo della saga letteraria di Harry Potter ovvero l&#8217;affermazione della professoressa di fronte alla simpaticissima Umbridge di star lavorando ad Hogwarts da 39 anni. Il mondo del web si è quindi mosso a fare calcoli su calcoli arrivando alla conclusione che la McGranitt nel 1927 (anno in cui viene ambientato questo film) dovrebbe avere all&#8217;incirca&#8230; meno 8 anni. Sì, avete letto bene: siamo arrivati ai numeri in negativo. Alcuni penseranno che queste siano piccolezze, ma io credo che l&#8217;eccessivo fan service porti alla rovina di universi meravigliosi che non hanno bisogno di forzature imbarazzanti per poter piacere al pubblico.  ATTENZIONE: questa parte contiene spoiler, quindi se non avete ancora visto il film, saltate questo paragrafo. Dopo una battaglia visivamente spettacolare, l&#8217;epilogo si svolge in un castello situato in Austria. E&#8217; proprio lì che Grindelwald, quindi, rivela finalmente a Credence chi è veramente, ovvero, c&#8217;è da reggersi forte, Aurelius Silente. E poi boom, il film finisce, così, all&#8217;improvviso. E chi è Aurelius Silente? Lo scopriremo nelle prossime puntate. Ma appunto&#8230; perché? Perché dobbiamo scoprire qualcos&#8217;altro del passato di Silente adesso? Non si hanno notizie di altri fratelli di Silente a parte Aberforth e Ariana. In caso Aurelius fosse un altro fratello, per quale motivo dovrebbe saltare fuori ora? Esattamente per i motivi che ho scritto prima: la Rowling ci tiene a voler aggiungere particolari sperando che le persone continuino ad interessarsi al suo universo e a creare speculazioni e teorie su di esso. Non c&#8217;è niente di male ad avere nuove idee (che magari non aveva minimamente avuto durante la stesura di Harry Potter) a patto che possano essere inserite in modo coerente nel mondo che ha creato. E invece quello che ho visto mi ha soltanto deluso.  Passiamo ad una nota più felice, in tutti i sensi: la colonna sonora di James Newton Howard. Il compositore statunitense sa sempre come rendere epiche e pregnanti le sue musiche, ricche di ottoni e di alcuni piccoli rimandi alla colonna sonora originale dei film di Harry Potter. Ho ascoltato con vero piacere la sua musica, anche al di là del film stesso e ne vale davvero la pena. James Newton Howard è una garanzia in questi casi e lo ha dimostrato ampiamente in molti dei suoi lavori, tra cui anche la colonna sonora de Il cacciatore e la regina di ghiaccio che ho recensito qui.  &#160;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.elucsar.com/animali-fantastici-i-crimini-di-grindelwald-recensione/">Animali Fantastici: I Crimini di Grindelwald &#8211; Recensione</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.elucsar.com">ElbyQuimelle</a>.</p>
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