James May – Il nostro inviato in Giappone: Noodles, haiku, sumimasen

Voi avete un film, una serie TV, un anime, un programma, qualsiasi cosa, che puntualmente andate a rivedervi ogni volta che avete bisogno di trovare l’abbraccio consolatorio di qualcosa che sapete vi farà stare bene? Un po’ come il comfort food, il cibo comfort, però da guardare. Ecco. Io ne ho diverse di cose del genere e non solo nell’ambito cinematografico/televisivo. Ma oggi voglio parlarvi in particolare di una delle mie serie-documentario preferite in assoluto: James May – Il nostro inviato in Giappone.

Il nostro eroe James-san intento a recitare un haiku

Alcunə di voi conosceranno James May da programmi come Top Gear o The Grand Tour, in compagnia degli inossidabili Jeremy Clarkson e Richard Hammond. In questo caso lo vedremo da solo, impegnato in un fantastico viaggio che abbraccia tutto il paese del Sol Levante, durato dieci settimane e condensato in sei meravigliose e gustosissime puntate.

Quindi perché a me piace tanto da fare un rewatch almeno una volta all’anno? Le ragioni sono molto semplici:
1) Anche se non ho mai avuto l’occasione di visitarlo, amo le mille sfaccettature del Giappone e ho sempre una fame incredibile per scoprire e imparare sempre di più su questo paese che mi affascina immensamente.
2) C’è James May. E lo assicuro: la sua presenza fa moltissimo in questo programma. Ma ne riparleremo meglio più tardi!
3) Non è il solito documentario dove puoi vedere le solite mete “turistiche” del Giappone e fermarti lì. Oh no, qui puoi andare molto oltre.
4) Dati i punti 1), 2) e 3) messi insieme, è anche molto divertente.

James mentre soffia nella conchiglia dello yamabushi (eremita) che lo accompagna

James May è un uomo con una missione ben precisa: capire l’essenza più profonda del paese del Sol Levante. Cosa rende il Giappone… il Giappone. Insomma, avete capito. Per farlo, il suo viaggio lo porterà ad esplorare l’intero territorio nipponico: dalle terre fredde e innevate dell’isola di Hokkaidō al nord fino alla calda Kyūshū, famosa per la sua attività vulcanica e ricca di splendide spiagge incontaminate. In ogni puntata James ci delizierà con i suoi haiku, brevi poesie di tre soli versi, composti sul momento per ricordare una particolare esperienza.

Ecco, il fatto è che è difficile riassumere in breve cosa sia il Giappone. Sia con un documentario di sei puntate, sia con un breve haiku. Perché il Giappone è fatto di tantissime cose, un po’ come lo siamo noi esseri umani. E forse è anche per questo che a moltə di noi piace così tanto: è fatto di mille aspetti diversi, alcuni che sembrano in contrapposizione tra loro ma che in realtà convivono perfettamente e si completano a vicenda. E soprattutto creano un qualcosa di unico e speciale, di straordinario.

James alla mostra Borderless di TeamLab a Tokyo: un’esperienza quasi ultraterrena

Il Giappone è la terra di tradizioni millenarie e la terra della tecnologia più avanzata. I samurai, le geishe, lo shintoismo, interessanti festival molto sentiti sulla fertilità. Sì, non ho sbagliato a scrivere. E poi treni ultra tecnologici e ultra veloci, robots, videogiochi, buffe invenzioni, musei dove sembra di essere su un altro pianeta.
È terra di Arte e Musica. Gli haiku, l’arte della calligrafia, la pittura, i fabbri delle katane. Gli anime, i manga e i cosplay. E poi il J-Pop, la Yamaha degli strumenti musicali, i jingle delle stazioni ferroviarie, lo shamisen.
È terra di Cibo. Noodles, ramen, udon, sushi, saké, wasabi, birra, la carne di Kobe, i takoyaki di Osaka, le verdure cotte al vapore delle sorgenti termali vulcaniche. I pic nic sotto gli alberi di ciliegio in fiore. E i Cat Cafès.

James che tenta di imprimere su tela l’essenza del monete Fuji

È terra di Sport e Arti Marziali. Gare di cavalli, corse automobilistiche sulle Kei Car e… sfide feroci a palle di neve. E poi il kendo, il sumo, l’aikido e il kyūdō, la nobile via dell’arco.
È terra di Natura incontaminata e meravigliosa. Luoghi sacri e immortali. I santuari, le onsen, torii in mezzo al mare, spiagge deserte, il monte Fuji, ponti di legno. I tre punti di vista del Giappone: le isole di Matsushima, i banchi di sabbia di Amanohashidate, il santuario di Itsukushima. I templi di Kyoto. Luoghi dove il tempo scorre lento, dove c’è pace, dove puoi riconnetterti con il mondo intorno a te.
È terra di Tokyo, Kyoto, Osaka. E delle loro luci e della loro storia. Ma è anche terra di curiosi villaggi, villaggi semi-deserti, villaggi in cui la natura si è quasi ripresa quello che una volta era suo.

La torii nell’acqua del santuario di Itsukushima

È terra di una storia moderna che ha visto bombe atomiche, disastri naturali, esplosioni di reattori nucleari. È la terra di Hiroshima e del Peace Memorial Museum, di Fukushima e del villaggio di Namie che si sta pian piano ripopolando grazie alla determinazione di alcuni suoi vecchi abitanti che non vogliono veder morire il territorio che amano.

È questo e moltissimo altro che va vissuto sulla propria pelle perché niente sarà mai abbastanza per descriverlo interamente. Anche se questo documentario è già un ottimo inizio. Sicuramente mi sono dimenticata qualcosa, ma ehi, altrimenti che gusto ci sarebbe nel guardare il programma?

Le yuru kyara, le mascotte giapponesi che rappresentano le sue varie regioni

Che poi in realtà raccontato così sembra un documentario come tanti altri. Però non è così. E il motivo è il mio punto 2). È che c’è James May. Un presentatore che si allontana dal tipico personaggio televisivo. È spontaneo, sincero, ironico, divertente, sarcastico e non ha paura di dire la sua. O di fermarsi a fare riflessioni. Di dimostrare che dietro a quello che sembra un uomo a volte imbranato c’è un uomo di cultura, appassionato, curioso e che ha una fame che conosco bene per volersi immergere totalmente in una cultura che ama per carpirne tutti i segreti.

E poi è tremendamente buffo. È una persona vera, autentica. E non c’è niente di meglio che viaggiare attraverso gli occhi di una persona così. Ah, e poi sia mai che mi dimentichi del fatto che per tutto il viaggio non è mai veramente da solo ma è accompagnato da alcune guide. Ma quella che vi rimarrà nel cuore alla fine di tutto questo sarà sicuramente Yujiro. Che è la guida che tutti vorremmo. Pazzo, iperattivo, rumoroso. Un samurai-deodorante. Cosa volere di più?

Il folle Yujiro!

Quindi, per farla molto breve, quasi come un haiku: Volete vedere un bel documentario sul Giappone che vi faccia scoprire anche qualcosa che ignoravate, mentre vi fate anche qualche sana risata che non guasta mai? Questo è il programma che stavate cercando.
P.S. Non dimenticatevi di guardare i contenuti extra. Io ho ignorato la loro esistenza fino a un paio di giorni fa. Non fate il mio errore!
P.P.S. Ma lo sapete che il 15 di luglio James May torna su Amazon Prime con una serie tutta dedicata all’Italia??? Avete letto bene. No, non è un annuncio sponsorizzato. È che anche questa cosa l’ho scoperta da poco e sono così felice che avevo bisogno di dirlo da qualche parte.

Spero che il mio articolo vi sia piaciuto e spero che il programma vi piaccia, se deciderete di guardarlo. In caso contrario, Sumimasen.

Scritto da
Sara, conosciuta anche come ElbyQuimelle o più semplicemente Elby, è caduta da tempo nella tana del Bianconiglio e non ne è mai uscita. Lettrice e videogiocatrice appassionata, è timida fino al midollo. Ascolta musica epica (TwoStepsFromHell, Audiomachine) fino allo sfinimento, ma apprezza molto anche altri generi per cui elencarli tutti renderebbe queste info biografiche troppo lunghe. Non sa parlare di sè stessa. Sogna un mondo fatto di dumplings, sorseggiando bubble tea.

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