GRIS è un videogioco diverso, un’esperienza videoludica lontana da quelle a cui la maggior parte delle persone è abituata e probabilmente non è per tutti. Ma se deciderete di dargli una possibilità, saprà sorprendervi ed emozionarvi come poche opere di questo genere sanno fare. Ci tengo a ringraziare Ilaria per avermelo consigliato perchè è stato un viaggio bellissimo, ricco di spunti di riflessione.

La protagonista di questa avventura è Gris, una ragazza di cui non sappiamo praticamente nulla, a parte il suo nome e che ha una voce melodiosa e sta proprio cantando quando improvvisamente il mondo intorno a lei crolla e lei cade e cade e cade… fino a ritrovarsi in un mondo pieno di luce, ma non è un luogo etereo, proprio no: ci sono macerie ovunque. Non ha più voce, soltanto lunghi e tristi sospiri.

Gli elementi platform e puzzle del gioco sono davvero molto semplici. Certo, a volte richiedono di pensare fuori dagli schemi, ma mai fino ad arrivare ad essere frustranti o a rovinare l’esperienza di gioco. Quello che conta veramente è l’ambiente esterno, come interagisce con Gris e cosa ci porta ad esplorare. Così come è importante quello che si prova, i sentimenti che affiorano man mano che si prosegue, arrivando a capire qual è la nostra vera missione. E’ così importante che nel gioco non si muore, mai. E allora perchè è così speciale? Perché la nostra Gris ha una fortissima crescita durante il gioco e il giocatore cresce con lei. Grazie al suo vestito, ha la capacità di imparare nuove abilità: può diventare un cubo di pietra, come una corazza non solo contro il vento, ma anche contro le avversità della vita. Può volare più in alto, nuotare come una manta. E alla fine potrà anche… non ve lo dico. Se lo scoprite da soli, è più bello. In ogni livello dovremo raccogliere delle stelle, che alla fine andranno a formare un nuovo pezzo di una costellazione sconosciuta. Che sia forse una scala?

Per quanto riguarda la grafica, il mondo di Gris è fatto di tratti delicati, ispirati ai disegni realizzati per La Reina de las Nieves (La Regina delle Nevi) di Carmen Martin Gaite. I colori non sono affatto casuali: ognuno rappresenta un nuovo livello, una nuova parte della mente di Gris. Ma alla fine… perché siamo qui? Un suggerimento ci viene dato dagli achievements, in particolare quelli che rappresentano le cinque fasi del dolore. Di quale dolore si tratti veramente non ci viene detto. E’ evidente però che Gris stia soffrendo e che stia cercando nella sua mente una via d’uscita. Un modo per liberarsi dei mostri che la inseguono ed essere di nuovo libera, libera di uscire da questa prigione ricca di luoghi distrutti, foreste rigogliose, pericoli in agguato e deliziosi palazzi di cristallo. E’ curioso come i colori predominanti di alcuni livelli sembrano davvero rifarsi alle fasi del dolore, come ad esempio il secondo livello, completamente rosso come la rabbia oppure il quarto, ricco di blu e quindi ricollegabile alla fase della depressione.

Vale la pena a volte fermarsi per guardare il paesaggio che ci circonda, studiarne ogni angolo, esplorare anche senza una meta precisa. Tanto il tempo non scorre, anzi, sembra proprio non esistere affatto. E’ un gioco dove anche la colonna sonora ha un ruolo molto importante: è ciò che amplifica lo stato d’animo del giocatore e accompagna perfettamente ogni singolo momento dell’avventura di Gris, che siano momenti più sereni o concitati. Le musiche sono molto comunicative, per questo non sarà una sorpresa provare improvvisi brividi di adrenalina o commuoversi teneramente. Per quanto la musica sia potente lo sono anche i silenzi, alcune volte assoluti. Il silenzio può essere pesante, ma può anche spingere a riflettere con maggior lucidità dove ci sta conducendo questo viaggio introspettivo e ad ascoltare noi stessi.

Mentre giocavo ho preso diversi appunti e in certi momenti ho provato a pensare a come avrebbe raccontato Gris la sua avventura. Insomma, dato che lei non ha una voce per descrivere ciò che succede… perché non dargliela io stessa?


GRIS è un gioco speciale, una vera perla del panorama videoludico. E’ un gioco che alla fine, dopo mille peripezie, dopo tutto quel dolore, si rivela dolce. E dolce è la commozione che mi ha colpito nel finale. Sebbene la protagonista non parli mai e non abbia molte interazioni con altri personaggi, mi è parso impossibile non empatizzare con lei. Man mano che sono andata avanti è cresciuto dentro di me il desiderio di aiutarla ad uscire da una realtà sbagliata e dolorosa. Il suo dolore, come già detto, non è specificato: per questo si può rivedere in Gris un’esperienza personale. Può essere lo specchio di noi stessi o di qualcuno a noi caro che ha passato o sta passando un momento difficile. Ed è proprio l’avventura di Gris che fa da atto terapeutico. E’ lei stessa che può aiutare le persone in difficoltà a trovare di nuovo la speranza, la strada per ritrovare la propria voce, al di fuori della prigione che ci siamo creati, e ricostruire ciò che prima dentro di noi si era sbriciolato in mille pezzi.

Che siate alla ricerca di risposte, alla ricerca di una via di fuga, che abbiate bisogno di aiuto in un momento difficile, Gris può essere lì a tendervi una mano. Giocatelo.




