Ho sempre amato leggere, sin da quando sono piccola. Posso dire che è stata davvero la mia prima vera passione. È un po’ da dove inizio la mia avventura nel mondo. Tra i ricordi più lontani che ho ci sono proprio quelli legati ai libri e alla lettura. E perdermi in quei mondi. È stato naturale, lo è sempre stato e sempre lo sarà.
Non è stata quindi una sorpresa, per me, essermi appassionata così tanto a questo romanzo che parla di tante cose, ma anche di questo: il processo della lettura, la vita di noi lettorə, il nostro modo di perderci tra le pagine e viaggiare attraverso mille mondi diversi.
E io amo farlo, in qualsiasi mondo mi ritrovi. Letterario, digitale o animato. Quello che mi capita spesso, infatti, è che se un’opera in particolare mi colpisce in profondità, i suoi personaggi in qualche modo entrano a far parte di me e li sento sempre con me.

L’improbabile fuga di Uriah Heep è la storia di Charles (Charley) Sutherland, nato con una capacità straordinaria: attraverso al lettura riesce a portare nel mondo reale personaggi e oggetti appartenenti al mondo della letteratura.
La vita di Charles non è mai stata davvero facile. Nonostante sia nato con un intelletto ben al di sopra della norma, il che gli ha permesso di terminare gli studi molto prima rispetto ai suoi coetanei, essere un evocatore di personaggi dai libri non è semplice. Soprattutto quando questi escono anche quando non lo fa davvero apposta. Le sue abilità non sono un segreto per i suoi genitori e per suo fratello Rob: sono loro a supportarlo sempre e spesso anche a… riacciuffare quei personaggi più difficili da rimandare indietro. Rob ha sempre saputo di dover proteggere il fratello, anche se crescendo la presenza di Charley è spesso stata un peso. Sia per il suo essere così precoce, sia per i suoi misteriosi poteri. È ciò che li separa, ma in un certo senso anche ciò che li unisce.
Da quando vivono nella stessa città, Wellington, è Rob che si occupa che le evocazioni di Charley non creino eventuali danni. È esattamente ciò che succede una sera, quando Charley evoca un Uriah Heep particolarmente violento e arrabbiato con il mondo. Senza lasciarsi indietro le sue solite ossequiosità, ci mancherebbe. Rob accorre in suo soccorso e, seppur con una certa fatica, Charley riesce a farlo tornare tra le pagine di David Copperfield, da dove è venuto. Prima di andarsene, però, Heep li avverte dell’avvento di un nuovo mondo. A cosa si riferisce Uriah Heep? Che nuovo mondo sta arrivando, esattamente? Beh, lo scoprirete leggendo.
Il romanzo di Parry è ricco di tante cose. È una storia che ne contiene tante altre. Questo perché al suo interno non c’è solo la storia di Charley e Rob, ma anche di alcuni tra i personaggi più amati della letteratura. Se siete degli appassionati di letteratura vittoriana, di Charles Dickens, Arthur Conan Doyle, Jane Austen e tanti altri, siete proprio nel posto giusto. E sì, anche il mio adorato Lewis Carroll e i suoi romanzi hanno avuto un ruolo in questa storia, il che non può che rendermi infinitamente felice. I sorrisi che ho fatto cogliendone le citazioni e vedendo alcuni dei suoi personaggi all’interno del libro sono stati impagabili.

Il vero approfondimento però, è proprio sulle opere di Dickens e in particolare David Copperfield, come si evince anche solo dal titolo del romanzo. È un’immersione profonda e appassionata, raccontata da chi ha amato, ama e ha studiato a fondo questo autore straordinario. Ed è stato tutto scritto con una tale passione, con una tale brillantezza, quella che fa illuminare gli occhi delle persone, che per me è stato difficile non aver voglia di riprendere in mano le opere di Dickens e leggerle sotto un’altra luce rispetto al passato.
Le spiegazioni che fornisce l’autrice sul mondo di Dickens, sul mondo criminale, sulla denuncia di un mondo talvolta ingiusto sono illuminanti. La storia che viene costruita intorno a tutto questo è estremamente coinvolgente, soprattutto per chi ama la lettura e ama molti degli autori citati. È un po’ come tornare a casa. Io mi sento così, ogni volta che leggo.
“È più come se… hai mai la sensazione, dopo essere stata qui, che il mondo esterno in confronto sia troppo duro, troppo rigido, come se non riuscissi a trovare una posizione comoda? Cerchi di spingere e quello non cede di un millimetro, anzi. È come cercare di dormire su una panchina.”
H.G. Parry – L’improbabile fuga di Uriah Heep
Un po’ mi sento così quando riemergo da un mondo alternativo. Come se appartenessi più a quello che questo. A quanto pare è un tratto che si ascrive perfettamente alla mia natura INFP, ed è per questo che qualche giorno fa ho definito questo libro il sogno segreto di ogni INFP, appunto.
Il romanzo di H.G. Parry è un atto d’amore per la lettura e per le storie che ci circondano e ci attraversano da centinaia di anni. Ma è anche un messaggio: prendiamoci cura di queste storie. Non lasciamo che vengano usate per atti meschini e crudeli. Accudiamole, proteggiamole, perché infondo, sono anche quelle storie che ci caratterizzano, da sempre.
È pur vero che nessuno di noi lettorə appassionatə porta letteralmente fuori i personaggi dai libri che leggiamo, però in qualche modo siamo comunque capaci di farli uscire dalle pagine. Da quel mondo infinito fatto di carta, inchiostro, parole, linguaggio e storie.
Li facciamo vivere nella nostra mente, nel nostro cuore e nella nostra vita. Ci accompagnano, per tutto il tempo di cui abbiamo bisogno.
Ed è così che mi sento quando leggo: non mi sento mai davvero sola. Questo è l’immenso potere delle storie che entrano a far parte di noi: si inseriscono in ogni singolo atomo della nostra esistenza, ci insegnano, ci capiscono, si adattano a noi. E così vale per i personaggi che ne fanno parte. Una parte di loro rimane con noi e costruisce insieme a noi un altro pezzetto della nostra storia.
Le storie che più mi hanno appassionato mi sono sempre rimaste addosso. Non se ne vanno, mai. E quando ne ho bisogno, sono anche capace di trarne forza. Per questo non potrei mai e poi mai smettere di nutrirmi di tutte le storie che incontro sul mio percorso. Alla fine, cosa siamo tuttə noi se non un immenso intrico di storie?
Ciò che emerge dal romanzo è anche una grande verità a cui non avevo mai prestato abbastanza attenzione: ognuno di noi legge e interpreta le storie e i suoi personaggi in modo diverso. Per ognunə di noi sono qualcosa di estremamente personale perché filtrato dalla nostra esperienza, dalla nostra storia, dal nostro modo di vedere il mondo. Questo crea infinite interpretazioni, infiniti personaggi, infinite storie che si fanno eco, si rincorrono e si incontrano in un ciclo continuo e meraviglioso.

Uno dei concetti centrali del libro e che io trovo infinitamente affascinante, è quello dello spazio liminare. Lo spazio al limite tra la fantasia e la realtà. A metà tra ciò che è e ciò che non esattamente non è. Oddio, adesso sembro Parmenide. Quello che intendo è che anche se ciò che leggiamo fa parte di un mondo di fantasia, possiamo davvero dire che non esiste? Anche se esiste soltanto nella nostra testa ma anche nella testa di altri milioni di lettorə?
Quando ci immergiamo nella lettura ci catapultiamo davvero in uno spazio liminare: il nostro corpo resta nel mondo che conosciamo, la nostra mentre è altrove, in un altro mondo. O beh, almeno questo è quello che succede a me quando leggo.
Questo mio articolo non vuole essere davvero una recensione. Non nel senso più rigido del termine usato comunemente.
È un articolo per esprimere quanto io abbia amato questo libro. E l’ho amato in ogni sua singola pagina, parola, personaggio. Ho apprezzato i guizzi brillanti e le acute intuizioni dell’autrice, il modo in cui ha reso omaggio al mondo delle storie che ci sono così care e i personaggi che le abitano. Ho adorato il personaggio di Charley, la sua intelligenza, la sua ironia. La sua sbadataggine, la sua casa piena di libri, il suo coraggio e la speranza nel suo cuore. La voce narrante di Rob e i suoi pensieri. Il suo ruolo di fratello maggiore, tutto ciò che lo ha bloccato dall’essere ciò che avrebbe voluto essere per suo fratello. Per volerlo proteggere dal mondo che crolla.
Il loro rapporto a volte complicato, ma estremamente legato. Profondo e indissolubile. Pieno d’amore. Così bello, che mi ha fatto provare invidia per essere figlia unica e non poter capire davvero a fondo un rapporto così. (Anche se dico spesso che alcuni dei miei amici sono per me dei fratelli e ci credo profondamente perché è così che sento quel legame.)
Mi chiedo se questo rapporto sia un riflesso di quello che l’autrice ha con la sorella. Così come la storia di David Copperfield in alcuni punti è il riflesso di quella di Charles Dickens.
Ho amato la Strada. In ogni suo mattone, tegola e finestra. Per ogni personaggio che ci abita. Ho amato questo libro, probabilmente perché mi ci sono rivista dentro, come se in qualche modo ne facessi parte anche io.
