To Best the Boys di Mary Weber – Recensione

Oggi sono qui per parlarvi di To Best the Boys, un romanzo young adult fantasy scritto da Mary Weber pubblicato a marzo 2019. Un libro all’apparenza promettente ma che si è rivelato deludente appena mi sono fatta strada nelle prime 100 pagine.

To Best the Boys racconta la storia di Rhen, una ragazza che sogna di diventare una scienziata in un mondo prepotentemente maschilista in cui alle donne è negata l’istruzione universitaria. Mentre la cittadina di Pinsbury Port è afflitta da una misteriosa malattia, Rhen e suo padre cercano disperatamente una cura, nel tentativo di curare la madre della ragazza, anche lei colpita dal male.
Ogni anno nella provincia di Caldon viene indetto un concorso, che prevede un misterioso labirinto da superare grazie al proprio intelletto e alle proprie conoscenze scientifiche. Nonostante siano ammessi soltanto i ragazzi, Rhen decide, insieme a sua cugina Seleni, di partecipare alla prova per poter vincere e avere la possibilità di studiare all’università.

BUONE INTENZIONI MA…

La protagonista, Rhen, è forte, coraggiosa e non si ferma davanti a nulla pur di realizzare il suo sogno. Lo scopo dell’autrice era senza dubbio quello di infondere coraggio a tutte quelle ragazze che si sono sentite dire di non poter raggiungere un determinato obbiettivo in quanto di sesso femminile. E’ sicuramente un motivo nobile e molto importante, un argomento molto attuale. Peccato che lo svolgimento non sia stato del tutto convincente. L’impronta femminista del racconto è forzata, con l’aggiunta di alcune frasi che sembrano urlare: “Hey! Questo è un libro a favore delle donne! Te ne stai accorgendo, vero? In caso contrario, non avere più dubbi!”. Insomma, sono convinta che certi messaggi si possano inserire anche senza tante forzature e sbandieramenti vari.

LA FIERA DELLO STEREOTIPO

A parte Rhen, il resto dei personaggi della storia sono incredibilmente stereotipati o dal carattere semi-inesistente. Seleni, la cugina di Rhen, è la classica ragazza che ha avuto la fortuna di crescere in una famiglia benestante, è frivola e un po’ ingenua e la sua massima ambizione è quella di diventare moglie e madre. Forse l’intento dell’autrice era quello di mettere a confronto un personaggio che lotta contro i pregiudizi maschilisti contro uno che si adatta perfettamente alla società imposta, ma è comunque una contrapposizione che appare stonata per l’intento del libro.
Parlando dei personaggi maschili e della relazione che hanno con Rhen e Seleni, la situazione non migliora, anzi. Anche qui, gli stereotipi si sprecano e tutti i ragazzi mancano totalmente di personalità. Iniziamo con Lute, pescatore di Pinsbury Port. Un ragazzo gentile, generoso, sempre pronto a difendere Rhen, che ha una cotta per lui. Poi abbiamo Vincent, ragazzo di buona famiglia che fa la corte a Rhen, seppur non ricambiato. Un tempo i due erano amici, ma poi le loro strade si sono separate. Potete sentirmi cantare “No, il triangolo no!” da chilometri di distanza. Durante il romanzo si assiste alla ovvia rivalità tra i due contendenti per una Rhen che non riesce a dire a Vincent le cose come stanno mentre cresce il suo rapporto con Lute. In realtà, dire che “cresce” è essere piuttosto generosi perché come romance è così piatta e priva di mordente che è impossibile riuscire ad affezionarsi a loro. E potrebbero mancare anche i ragazzi cattivi? Ovvio che no, infatti abbiamo anche il gruppo di bulletti antipatici, capitanati dal super snob Germaine. Come era prevedibile, la personalità di quest’ultimo e dei membri della sua gang ha lo spessore di una sottiletta.

MA IL LABIRINTO?

Più o meno, questa è la domanda che ci si pone per tutta la prima metà del libro. Ebbene sì, il famoso Labirinto rimane un’entità fantasma per 15 capitoli in cui ci si chiede quando finalmente entreremo nel vivo dell’azione. Considerato che il romanzo conta 23 capitoli, potete ben capire quanto di azione ce ne sia ben poca. Nella sinossi del libro si percepisce quanto la prova del labirinto sia un elemento fondamentale e persino la copertina lo suggerisce fortemente. La prima parte, invece, è dedicata alla disperata ricerca da parte di Rhen di una cura alla malattia che lentamente sta portando via anche sua madre. La crescente impotenza per non avere accesso a strumenti avanzati che potrebbero aiutarla a trovare un rimedio è ciò che la spinge a prendere parte alla prova, aiutata dalla sempre fedele Seleni. Il concorso è stato sempre destinato ai ragazzi ed è per questo che dovranno travestirsi, in modo da non farsi riconoscere. Ma da chi? Beh, da persone che le conoscono bene, da tutta una vita. Per circa un capitolo e mezzo Rhen e Seleni, pur vestite da ragazzi e con la faccia sporca, riescono a ingannare Lute, Vincent, Beryll (il fidanzato di Seleni) e Germaine. Va bene essere in un mondo di fiction dove accade l’impossibile, ma questo mi pare soltanto un modo per far sì che la trama vada avanti così come vuole l’autrice con degli escamotages davvero poco credibili.

E LA SCIENZA?

Come vi ho già anticipato, il labirinto consta di alcune prove da superare attraverso le proprie conoscenze di carattere scientifico. Ed è qui che sorgono altri problemi. Alla termine di ogni sfida non si ha del tutto chiaro come sia stato risolta, ogni soluzione che viene data è estremamente confusionaria, quasi priva di senso. Vengono utilizzate formule matematiche che non esistono, e fin qui ben venga la creatività, ma sarebbe più apprezzabile se avessero una spiegazione logica, se ad un certo punto ti facessero esclamare: “Ah, geniale!”. E invece no, l’unica cosa che ti appare in testa è un enorme punto interrogativo. Come se non bastasse, le prove non sono abbastanza interessanti e il tutto sembra piuttosto un brutto sogno da cui scappare il prima possibile. Senza contare che la prova del labirinto ha la durata di un giorno e mezzo, un po’ poco per quella che dovrebbe essere l’avventura cardine del libro, descritta come pericolosa e mortale.

Questa accozzaglia di tutto e di niente fa perdere sostanza al libro, rendendolo un patchwork privo di un filo logico.

CHE CONFUSIONE

I punti interrogativi però non si fermano lì e anzi, continuano a crescere con il proseguire della storia. A partire anche dall’ambientazione: il world building è approssimativo e la descrizione degli ambienti non è mai abbastanza chiara per permettere al lettore di immaginare con esattezza i luoghi in cui si svolge l’avventura. La parte più confusionaria è senza dubbio il labirinto. Che ad un certo punto non è nemmeno più un labirinto. Siete confusi? Non ditelo a me. Tanto per aggiungere altra carne al fuoco, la cittadina di Pinsbury Port ogni notte è assediata dai ghoul. Il motivo? Ignoto. La protagonista è preoccupata dalla loro costante presenza? Neanche per idea. Ah, esistono anche le sirene e *SPOILER* l’ideatore del labirinto fa uso della magia per cambiare aspetto. Siete ancora più confusi? Vi capisco, non siete soli, tranquilli. Questa accozzaglia di tutto e di niente fa perdere sostanza al libro, rendendolo un patchwork privo di un filo logico.

UNA CONCLUSIONE INCONCLUDENTE

Come si suol dire, mai una gioia. Nemmeno nel finale. Non perchè non finisca come vorrei, ma perchè non finisce proprio. Sorvolo su alcune considerazioni finali della protagonista che in una sorta di epifania alla Joyce capisce di appartenere soltanto a sè stessa ma mentre parla con Lute cambia idea e dice di appartenere un po’ anche a lui. Ah, l’indecisione. Alla fine di tutto, c’è il nulla, soltanto un finale aperto. Nonostante tutte le avventure affrontante, non scopriremo mai se Rhen troverà una cura per sua madre. Ebbene sì, nonostante una grossa fetta del libro sia dedicata soltanto a quello ed essendo la ricerca di una soluzione alla malattia un punto cardine della storia, è una questione che non non sapremo mai come andrà a finire. Magari in un sequel? No, pare che questo sia un libro standalone. La sensazione che si ha appena finito di leggerlo è che non sia finito, come se fosse una bozza alla quale mancano ancora tanti elementi per essere completa.

Riepilogo
To Best the Boys è un libro che dalle premesse potrebbe sembrare interessante e che invece presenta numerose problematiche. I personaggi stereotipati e privi di personalità, le relazioni tra di essi sono piatte ed è impossibile affezionarsi anche solo a uno di loro. Un'eccessiva confusione nel word building e nell'ambientazione delle prove nel labirinto. Prove banali e la cui risoluzione pare priva di senso o di una spiegazione logica. L'inserimento di elementi che non si incastrano a dovere nella storia, come i misteriosi ghoul che girano di notte. Il finale non ha una vera fine, lasciando il lettore ancora pieno di domande. Tutto questo fa sorgere prepotentemente la sensazione di un libro incompiuto, ancora fermo allo stato di bozza.
Pro
  • La caparbietà di Rhen
Contro
  • Personaggi stereotipati
  • Femminismo forzato e non rappresentato a dovere
  • World building e ambientazione troppo confusionaria
  • Il labirinto non è davvero un punto saliente nel libro
  • Il lato scientifico è privo di senso logico
  • Il finale è inesistente
3
Trama
Personaggi
Ambientazione
Stile di scrittura
Scritto da
Sara, conosciuta anche come ElbyQuimelle o più semplicemente Elby, è caduta da tempo nella tana del Bianconiglio e non ne è mai uscita. Lettrice e videogiocatrice appassionata, è timida fino al midollo. Ascolta musica epica (TwoStepsFromHell, Audiomachine) fino allo sfinimento, ma apprezza molto anche altri generi per cui elencarli tutti renderebbe queste info biografiche troppo lunghe. Non sa parlare di sè stessa. Sogna un mondo fatto di dumplings, sorseggiando bubble tea.

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