Molti di voi sicuramente conosceranno la trasposizione cinematografica di Ready Player One di tre anni fa diretta dall’immenso Steven Spielberg. Ma lo sapevate che la pellicola (qui la recensione!) si ispira ad un libro? No? Beh, ora però lo sapete e se vi andrà, potrete immergervi di nuovo nello spettacolare mondo virtuale di OASIS, dove tutto è concesso.
Il più grande videogioco mai creato, per un solo quarto di dollaro.
James halliday
E per chi non sapesse minimamente di cosa stia parlando? Lasciate che vi introduca in questo mondo dove virtuale e realtà sono strettamente connessi.
È il 2045 e la Terra non sembra il posto ideale in cui vivere. Le risorse energetiche stanno terminando e la maggior parte della popolazione è ridotta alla fame e in condizioni miserabili. L’unico modo per sfuggire ad una realtà così terribile è OASIS, una piattaforma di realtà virtuale dove, con il proprio avatar, è possibile fare davvero di tutto: andare a scuola, in discoteca, a lavoro, incontrare gli amici e ovviamente… Videogiocare.
OASIS è stato creato da James Halliday, un visionario del mondo videoludico. Alla sua morte decide di lasciare in eredità l’impero che ha creato, nascondendo un Easter Egg all’interno di OASIS.
Per fortuna avevo accesso a OASIS, il mio boccaporto verso un’esistenza migliore. La realtà virtuale mi impedì di impazzire, diventò il mio parco giochi e la mia scuola materna, un luogo magico dove tutto era possibile.
Innumerevoli giocatori, detti “gunter” (egg-hunter, cacciatori di uova) si mettono alla ricerca del prezioso Easter Egg, cercando di risolvere il primo oscuro indovinello lasciato da quel genio folle di Halliday. Tra di loro c’è Wade Watts, un giovane studente di Oklahoma City che vive insieme alla zia in un sistema di baracche in una delle zone più disastrate della città.
Wade è un nerd in piena regola, appassionato di videogiochi, giochi da tavolo e, dalla morte di Halliday, un profondo conoscitore della cultura pop anni ’80. Da film a canzoni, libri e videogiochi del tempo: non c’è niente che Wade non conosca o non abbia visto o letto. Persino della biografia di Halliday stesso, fondamentale per sperare di avere anche solo una minima speranza di risolvere il primo indovinello.
Wade sembra incarnare quello che per molto tempo è stato lo stereotipo a cui ogni nerd veniva relegato: solitario, con difficoltà a creare rapporti di amicizia nel mondo reale al contrario di quello virtuale, appassionato di cose che di solito interessano una cerchia molto ristretta di persone.
A voler distruggere questo inutile stereotipo ci pensa il nostro autore, dimostrandoci quanto Wade sia molto di più. Un ragazzo coraggioso, un amico fedele, un cuore tenero, un animo gentile. Disposto a tutto pur di salvare il mondo da persone senza scrupoli e proteggere i suoi amici. Anche in questa avventura, ovviamente, devono esserci dei cattivi, no?
Il Lato Oscuro di questa vicenda è rappresentato dalla IOI, la Innovative Online Industries, guidata dal perfido Nolan Sorrento. Quest’ultimo è un uomo senza scrupoli, disposto a tutto pur di vincere l’ambìto premio messo a disposizione da Halliday. Non per fini nobili, come potrete immaginare. Sorrento ha intenzione di impossessarsi di OASIS e renderlo un luogo elitario, a cui soltanto utenti disposti a pagare una certa cifra mensile potranno accedere. In questo modo, la maggior parte dell’utenza mondiale perderebbe il libero accesso ad una piattaforma che per molti ormai era una casa, un rifugio sicuro, un posto dove poter dimenticare, anche solo per qualche ora le difficoltà della vita reale.
Lo scopo di OASIS, infatti, è anche questo: dare la possibilità di poter essere sé stessi in un mondo che non lo permette. Oppure essere qualcun altro, anche solo per un po’. Una via di fuga che sembra reale ma non lo è. Per quanto un mondo virtuale posso essere bello, alla fine, bisognerà sempre fare i conti con la realtà. Come si evince dal romanzo, la realtà è importante ma al tempo stesso le relazioni che riusciamo ad instaurare online non sono da demonizzare: queste possono essere tanto forti e sincere quando quelle strette nella vita reale. Basti pensare all’amicizia indissolubile e fraterna tra Wade ed Aech o tra Daito e Shoto. Oppure all’amicizia speciale tra Art3mis e Wade.
Relazioni sociali, anni ’80 e tecnologia
Cercare amicizie altrove, talvolta, è qualcosa di necessario. Soprattutto quando si sente di non avere un posto nella vita reale, dove nel virtuale si ha più possibilità di trovare qualcuno che abbia i nostri stessi interessi. Qualcuno che capisca perché quel videogioco ci appassiona così tanto oppure per quale motivo quel libro in particolare ci faccia emozionare fino alle lacrime. Il virtuale, a volte, è il luogo dove ci si può sentire accettati, capiti e finalmente ascoltati. Un mondo ricco di opportunità da non condannare, tenendo sempre a mente che non bisogna mai lasciare indietro il mondo reale. Perché è lì che dobbiamo trovare il nostro posto.
Ho creato OASIS perché non sentivo di avere un posto, nel mondo reale. Lì, non sapevo come creare un legame con le persone. Ho avuto paura per tutta la mia vita. Fino al momento in cui ho saputo che stava finendo. Solo a quel punto ho compreso che, per quanto terrificante e dolorosa possa essere la realtà, è l’unico posto in cui si può trovare la vera felicità. Perché la realtà… è reale. Mi capisci?
Ready Player One è un vero e proprio elogio ai mitici anni ’80. Un tributo sentito e potentissimo alla cultura pop di quel periodo. Numerose sono le citazioni ed i riferimenti a musica, film, libri, videogiochi nati in quell’epoca e al gioco di ruolo per eccellenza: Dungeons & Dragons. Un compendio che per i lettori cresciuti in quegli anni può trasformarsi in un caro e nostalgico tuffo del passato: tra l’energica musica dei Van Halen e dei Duran Duran, le menzioni alla galassia lontana lontana di Star Wars, al magico mondo medievale di Ladyhawke, le partite ai leggendari Pac-Man, Quake, Donkey Kong e chi più ne ha più ne metta: impossibile non trovarsi completamente immersi negli anni ’80.

Per coloro che hanno potuto vivere sulla propria pelle quegli anni d’oro sarà come tornare a casa. E per i più giovani? Un ottimo modo per imparare aneddoti e nozioni interessanti su un periodo che ci ha lasciato in eredità numerose opere fondamentali che sono alla bade si altrettante opere moderne. L’inizio di un mondo nuovo, energico ed emozionante.
Delle tematiche che ci toccano da vicino
Nonostante si tratti di un romanzo distopico, molti dei temi affrontati sono più attuali e reali che mai. Ready Player One dimostra come l’egoismo umano abbia portato l’intero pianeta molto vicino al collasso: mentre la tecnologia progredisce e il mondo virtuale prospera, le fonti rinnovabili scarseggiano. La maggior parte della popolazione vive in povertà, in baracche accatastate ai margini delle città e con scarse possibilità di procurarsi fonti di sostentamento. È questo quello che ci aspetta se decideremo di chiudere gli occhi sulla questione ambientale? Vale davvero la pena vivere in un mondo virtuale mentre quello reale muore?
Il fenomeno sociale degli Hikikomori e l’importanza dell’attività fisica
Cline porta all’attenzione del lettore anche l’esistenza di alcuni fenomeni sociali, come quello degli Hikikomori. Ragazzi e ragazze che rifiutano qualsiasi rapporto sociale, preferendo una vita in isolamento. Probabilmente il sintomi di una società che chiede sempre di più e che non sa dare il giusto sostegno ai giovani che cercano di trovare la loro strada.
In modo analogo e contrario, l’autore cerca di sensibilizzare chi legge sull’importanza di mantenere una vita sana e attiva e non abbandonarsi alla totale sedentarietà, nonostante determinate passioni possano portare anche a questo.
Pregiudizi e discriminazioni
Un altro delicato tema affrontato riguarda la difficoltà di alcuni utenti online a rivelare il proprio sesso o la propria etnia: essere una ragazza all’interno del mondo videoludico non è così semplice come si può pensare. Far parte di un ambiente considerato dai più prettamente maschile fa spesso incorrere in pregiudizi, mancanza di credibilità o autorità e purtroppo anche in battute poco piacevoli.
Il romanzo ci racconta, infatti, come una ragazza afroamericana abbia preferito nascondere completamente la sua identità di genere ed il suo aspetto temendo di non essere presa sul serio o accettata se avesse fatto il contrario.
OASIS quindi in questo caso rappresenta un’amara e triste incoerenza: perché escludere dalla società degli individui in base alla loro etnia in un mondo in cui puoi trasformarti in un cyborg o un vampiro? Perché non celebrare le meravigliose diversità di ogni utente? E perché, piuttosto, non condannare chi ancora ha bisogno dell’effimera protezione di uno schermo per scaricare le proprie frustrazioni sul prossimo?
Worldbuilding e traduzione italiana
Per concludere, ho apprezzato moltissimo il lavoro di worldbuilding operato da Ernest Cline. Nulla viene lasciato al caso: la storia della creazione di OASIS ci viene presentata sotto forma di lezione scolastica, facendoci sentire ancora più immersi in questo mondo. L’autore stesso, dopotutto, è un nerd e grande appassionato di videogiochi: per questo di destreggia perfettamente in una narrazione mai banale o fuori contesto.
Non troverete colpi di scena sensazionali, ma la storia rimane sempre piacevole e avvincente.
La traduzione italiana è assolutamente pregevole e curata magistralmente. Nonostante la grande quantità di termini “tecnici”, questi ultimi sono stati resi nella nostra lingua in modo preciso o non tradotti dove effettivamente non vi era bisogno di farlo.
