Alice nel Paese delle Citazioni Sbagliate – Guida semiseria agli errori più comuni

Quante volte vi è capitato di leggere delle frasi, magari stampate su qualche maglietta, tazza, cuscino, associate ad un’immagine di Alice nel Paese delle Meraviglie? O quante volte avete visto una citazione che pensavate appartenere in qualche modo al romanzo soltanto perché sotto tra parentesi c’era scritto Lewis Carroll? Magari tante. E tutte quelle volte avete pensato di aver letto una citazione giusta di Alice. Perché per quale assurdo motivo dovrebbero esserci delle citazioni sbagliate o mal riportate? Eppure. Eppure. Ce ne sono e sono anche tante. Dopotutto, siamo nel mondo di Internet dove tutto viaggia a velocità sconsiderate, dove ogni messaggio viene male interpretato peggio che durante il gioco del telefono senza fili. E quindi ogni messaggio si trasforma, deforma, muta come un virus patogeno impazzito.

È così che nascono le fake news ed è così che vengono attribuite incredibili frasi a Jim Morrison che magari non aveva mai pensato, nemmeno nei suoi sogni più belli. Ed è lo stesso che è successo con le opere principali e più famose dello straordinario Lewis Carroll. Quindi eccomi qui, a portare avanti la mia piccola ma significativa battaglia sul saper riconoscere quali frasi siano vere, quali false, quali mal attribuite ed esserne molto più consapevoli. Sia mai che poi mi andate in giro a dedicare frasi che credete appartenere ad Alice e invece vengono fuori da una fanfiction di MissAliceInWonderland01 scritta su un ForumFree a caso nel 2008.

Prima di addentrarci quindi nell’intricato dedalo di citazioni sbagliate, cerchiamo di fare una rapida distinzione tra i vari tipi di frasi errate o mal attribuite. Esistono almeno tre tipologie diverse di frasi che non hanno niente a che fare con i romanzi di Lewis Carroll:

  1. quelle che provengono da altre opere dedicate ad Alice, quali: film in live action, videogiochi, film d’animazione;
  2. quelle che in realtà appartengono ad altre persone;
  3. quelle completamente inventate che hanno una fonte sconosciuta e probabilmente vengono dalla proverbiale fanfiction di cui sopra.

Le citazioni estratte da altre opere dedicate ad Alice

Partiamo dunque con la prima tipologia, le citazioni estrapolate dalle numerose altre opere dedicate ad Alice, tra live action, film d’animazione e videogiochi. Da quando nel 2010 è uscito il film di Tim Burton, Alice in Wonderland, uno dei dialoghi più famosi è senza dubbio:

“Sono diventata matta?”

“Ho paura di sì. Sei matta, svitata. Hai perso la zucca. Ma ti rivelo un segreto: tutti i migliori sono matti.”

Ah, quel “Tutti i migliori sono matti” è diventato un motto per moltissime persone. Lo avevate notato? C’è anche da precisare che questo dialogo avviene tra Alice da bambina e suo padre  e non con il Cappellaio Matto come tutti sono portati a pensare.  Nei romanzi di Carroll si fa riferimento all’ “essere matti” soltanto quando il Gatto del Cheshire (e non Stregatto, quello è un adattamento proveniente dal film di animazione Disney del 1951) indica ad Alice la strada per raggiungere quello che è un “tè di matti“, quello formato dal Cappellaio Matto, la Lepre Marzolina e il Ghiro.

Un altro cavallo di battaglia intramontabile proveniente dallo stesso film è:

“Non sei più la ragazza che eri prima. Prima eri molto più… moltosa! Hai perso la tua moltezza.”

Questa è una frase del Cappellaio, riferita ad Alice. Nel libro non si parla mai di “moltezza”, quindi fate attenzione: la citazione appartiene solo al film e non ha nulla a che fare con i romanzi!

Passiamo adesso ad una frase proveniente dal film di animazione Disney e che si vede in giro principalmente nella sua forma in lingua originale (ma non per questo bisogna fare meno attenzione!):

“Do you suppose she’s a wildflower?”

“Credete che sia un fiore selvatico?”

Questa è una domanda che la Margherita pone agli altri fiori presenti nel giardino cercando di capire che tipo di fiore sia Alice, essendo così diversa da loro. I fiori ovviamente non hanno contezza del fatto che esistano altre forme di vita diverse dai fiori  e quindi ipotizzano che sia un fiore selvatico. Alice si ritrova effettivamente in un giardino pieno di fiori nel secondo romanzo di Lewis Carroll a lei dedicato, Alice Attraverso lo Specchio, però nessuno dei fiori con cui Alice conversa si chiede che tipo di fiore sia.

Veniamo adesso ad una citazione che è una sorta di ibrido tra la prima tipologia di frasi sbagliate e la seconda. Mi spiego meglio: è una frase pronunciata in un’opera diversa dal romanzo, ma in qualche modo è una parafrasi di una frase celebre di un’altra persona. Mi riferisco a:

“Every adventure requires a first step. Trite, but true, even here.”

“Ogni avventura inizia con un primo passo. Trito e ritrito ma vero, persino qui”

Questa è una frase pronunciata dal Gatto del Cheshire nel videogioco action-adventure in terza persona American McGee’s Alice, sviluppato da Rogue Entertainment e pubblicato da Electronic Arts nell’ormai lontano 2000. Vi suona per caso… familiare? Probabilmente è perché l’avete letta già da qualche altra parte. Magari da un certo Lao Tzu, filosofo cinese, che affermava che: “Anche un viaggio di mille miglia inizia con un passo”. Dopotutto, il Gatto del Cheshire ci aveva avvertito che era un concetto trito e ritrito, quindi probabilmente già sentito più volte, essendo una citazione piuttosto famosa.

Badate bene: queste non sono citazioni puramente sbagliate. Sono giuste, ma solo se in riferimento all’opera da cui sono nate. L’unico errore è quello di attribuirle alla storia originale di Alice.

Le frasi prese in prestito da altri

Giungiamo quindi alla seconda tipologia di frasi non corrette: quelle che in realtà appartengono ad altre persone. Queste frasi sono un importante monito: verificate sempre le informazioni che trovate nella giungla di Internet. Ogni cosa può sembrare ciò che davvero non è.

Iniziamo subito con una delle frasi di cui si abusa più frequentemente:

“Imagination is the only weapon in the war against reality”

“L’immaginazione è l’unica arma nella guerra contro la realtà”

Quello che è certo è che non né una frase pronunciata da Lewis Carroll né appare nei suoi romanzi. Si dice che in realtà sia una citazione appartenente al filosofo francese Jules de Gaultier. Non ci sono fonti precise a riguardo, quindi è un’informazione da prendere con le pinze. È comunque una tesi da non escludere perché effettivamente Jules de Gaultier parla della sua teoria sul bovarismo come un desiderio che nasce dall’immaginazione che non è altro che un modo per l’uomo di concepirsi per come non è. Quindi di usare l’immaginazione per uscire dal reale, immaginarsi come qualcun altro o qualcos’altro, verso qualcosa che è sia illusione che creazione. Insomma, la frase incriminata potrebbe anche essere plausibile, anche se non ci sono prove certe.

Passiamo ad un’altra frase, attribuita erroneamente a Lewis Carroll e che potrebbe appartenere a qualcun altro, anche stavolta con qualche dubbio:

“One of the secrets in life is that all that is worth the doing is what we do for others.”

“Uno dei segreti della vita è che ciò che vale la pena fare è quello che facciamo per gli altri.”

Pare che in realtà questa citazione appartenga a Lévi-Strauss, anche se io nutro profondi dubbi anche su questo. Quello che è certo è che Lewis Carroll non ha mai pronunciato una frase simile e non ve ne è traccia nemmeno nei suoi romanzi.

Può capitare, infine, che ci siano cantanti che prendono frasi tratte dai dialoghi dei romanzi di Alice e li riadattino nelle loro canzoni. Il problema è che poi le persone iniziano a confondere i confini tra romanzo e canzone. Ne risulta quindi una citazione storpiata che va a semplificare e snaturare completamente il senso originario della frase. È esattamente ciò che è successo con la canzone Any Road di George Harrison. Uno dei suoi versi recita:

“If you don’t know where you’re going, any road will take you there.”

“Se non sai dove andare, ogni strada ti porterà là.”

Molti finiscono per attribuire la frase al Gatto del Cheshire che si rivolge così ad Alice. Il Gatto del Cheshire le dice effettivamente qualcosa di molto simile, ma non è quella la frase esatta. Il vero dialogo che avviene tra lui e Alice è il seguente: 

Alice: “Micio del Cheshire […] vorrebbe dirmi, per favore, che strada bisognerebbe prendessi da qui?”

Gatto del Cheshire: “Ciò dipende, e non poco, da dove vuoi arrivare.”

Alice: “Non m’interessa molto dove…”

Gatto del Cheshire: “Allora non importa quale strada intraprendere.”

Alice: “…purché arrivi in qualche posto.”

Gatto del Cheshire: “Oh, in quanto a questo, stai sicura, basta che tu faccia abbastanza strada.”

[Dalla traduzione di Alessandro Ceni]

C’è una bella differenza, non trovate? Fate attenzione a non confondere parafrasi dei dialoghi con i dialoghi stessi, soprattutto se la riportate come citazione diretta del romanzo.

Le frasi inventate che non hanno nessuna fonte

Arriviamo infine alla terza e ultima macro-categoria di citazioni errate: quelle che non hanno nessuna fonte e che sono apparse dal nulla nel mondo di internet per motivi sconosciuti. Tra le ipotesi più probabili, c’è la possibilità che siano state create e associate poi ad Alice perché contenenti concetti in qualche modo vicini ai romanzi. Oppure, alcune citazioni sono state estrapolate da improbabili fanfiction e rimaneggiate così tanto da far credere al grande pubblico che appartengono davvero al mondo di Alice e non da un mondo parallelo inventato da altrə scrittorə. E vi avverto: le frasi in questione sono quelle che vengono utilizzate più spesso. Quelle che vedo tante, troppe volte in oggetti di merchandise. Su cuscini, tazze, quaderni, agende. Anche di brand rinomati. Ormai fanno così tanto parte della concezione comune di Alice che nessuno si prende più la premura di andare a controllare se sono reali citazioni o meno. Forse sto per smontarvi delle certezze, ma credo sia necessario. Soprattutto per rendere omaggio alle grandi opere nate dalla mente brillante di Lewis Carroll.

Partiamo con una frase che fa tanto fanfiction della possibile MissAliceInWonderland01 di cui ho parlato prima:

“The secret, Alice, is to surround yourself with people who make your heart smile. It’s then, only then, that you’ll find Wonderland”

“Il segreto, Alice, è di circondarti di persone che fanno sorridere il tuo cuore. È allora, e solo allora, che troverai il Paese delle Meraviglie.”

Molti sono convinti che sia il Cappellaio a pronunciare queste parole rivolto, come si evince, ad Alice. Non c’è niente di più sbagliato. Il Cappellaio non dice mai nulla di simile, in nessuna opera ufficiale dedicata ad Alice. Nei romanzi non si parla mai di segreti per far sorridere il cuore e nemmeno di come trovare il Paese delle Meraviglie. In realtà, addirittura, nessun personaggio all’interno dei romanzi parla davvero di Paese delle Meraviglie. Però non si butta via niente, quindi potete sempre prenderlo come un ottimo consiglio per la vostra vita personale, quello sì. Trovate persone che vi fanno stare bene. I rifiuti tossici vanno in discar… oh scusate, sto divagando.

Continuiamo questa discesa verso gli Inferi di frasi che esistono ma non dovrebbero:

“I’m not crazy. My reality is just different than yours”

“Non sono matto. La mia realtà è solo diversa dalla tua.”

A volte attribuita al Gatto del Cheshire, a volte ad Alice. Insomma, cambia proprietario così, come gira il vento. Sapeste invece cosa gira a me quando la vedo attribuita in qualche modo al mondi di Alice. Comunque. Nei romanzi si parla di essere matti, ma in termini diversi. Nello specifico, è una parola che salta fuori quando il Gatto del Cheshire invita Alice a far visita al Cappellaio e alla Lepre Marzolina: “Va’ pure a far visita a chi preferisci: son matti tutt’e due.” Segue la risposta di Alice, che tra i matti non ci vuole andare. Il gatto le fa osservare che non può farne a meno perché lì sono tutti matti. Persino lei.

“Come fa a sapere che sono matta?” disse Alice.

“Devi esserlo”, disse il Gatto, “altrimenti non saresti venuta qui”

Prosegue poi una dissertazione del Gatto sul fatto che lui è matto perché i cani non lo sono. Nessuno parla di realtà diverse o si indigna più di tanto al fatto di “essere matto”.

E adesso mi sfrego le mani. Me le sfrego perché la prossima frase. Oh, la prossima frase. La Regina delle Frasi Sbagliate. Proprio lei. Sua Maestà. Quella che avete usato tuttə almeno una volta nella vita. Squillino le trombe:

“How long is forever?”

“Sometimes just one second.”

“Quanto tempo è per sempre?” “A volte soltanto un secondo.”

Un poetico dialogo tra il Bianconiglio e Alice, secondo molti. E invece… no. Alice non si chiede mai quanto duri un per sempre. Si parla effettivamente di tempo, soprattutto nel primo romanzo, ma in altri termini. Probabilmente questo dialogo è stato attribuito in parte al Bianconiglio perché lui dipende dal tempo, in qualche modo. Continua a guardare il suo orologio da taschino e a gridare quanto sia tardi. Anche durante il tè di matti a cui Alice partecipa si parla di tempo. L’orologio del Cappellaio è indietro di due giorni, dato che segna i giorni del mese e non le ore. In seguito, Alice parla di tempo sprecato. Al che il Cappellaio…

“Se conoscessi il Tempo come lo conosco io”, disse il Cappellaio, “non parleresti di sprecare esso bensì lui.”

“Non capisco cosa intenda dire”, disse Alice.

“Certo che no!” disse il Cappellaio scuotendo la testa sprezzantemente. “Presumo che con Tempo tu non ci abbia mai neppure parlato!”

“Forse no”, ribatté Alice prudentemente: “ma so che devo battere il tempo quando studio musica.”

“Ah! Così si spiega”, disse il Cappellaio. “Egli non sopporta di essere battuto”

Segue un’interessante dissertazione del Cappellaio che spiega ad una incredula Alice che se entrasse in buoni rapporti con il Tempo potrebbe fargli fare tutto ciò che vuole. Anche anticipare l’ora del pranzo mentre ci sono le lezioni.

Illustrazione originale di John Tenniel

Ed è con questa bizzarra riflessione che concludo questa disamina sulle citazioni sbagliate attribuite erroneamente ai romanzi di Alice e ai suoi personaggi. Molto probabilmente non cambierà niente del Paese delle Frasi Sbagliate e queste continueranno a vivere e prosperare indisturbate. Ma sono felice di aver dato il mio piccolo contributo che chissà, magari un giorno porterà ad un grande cambiamento. Sono contenta anche di un cambiamento piccolo piccolo. Anzi, grazie lettorə per essere arrivatə fino a qui, alla fine di questo rocambolesco, fantasmagorico viaggio nel bislacco mondo delle frasi inesatte. Grazie per aver voluto leggere questa mia infinita arringa e grazie, se con questa nuova consapevolezza vorrai andare nel mondo a diffondere il verbo delle Frasi Corrette. Ci conto, eh.

Le fonti di cui mi sono servita per scrivere questo articolo derivano da questo sito e dalla mia ricerca ed esperienza personale negli anni.

Scritto da
Sara, conosciuta anche come ElbyQuimelle o più semplicemente Elby, è caduta da tempo nella tana del Bianconiglio e non ne è mai uscita. Lettrice e videogiocatrice appassionata, è timida fino al midollo. Ascolta musica epica (TwoStepsFromHell, Audiomachine) fino allo sfinimento, ma apprezza molto anche altri generi per cui elencarli tutti renderebbe queste info biografiche troppo lunghe. Non sa parlare di sè stessa. Sogna un mondo fatto di dumplings, sorseggiando bubble tea.

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