Mi sono resa conto con estrema amarezza che quest’anno non vi ho ancora parlato in modo più approfondito di un libro. Male, malissimo. Non perché io non ne abbia letti, anzi. Cercherò di rimediare adesso e lo farò con libro che mi ha completamente travolto…come una Marea.
Marea Tossica è un romanzo fantascientifico ambientato in una Cina che ancora non conosciamo, proiettata nel futuro. La storia si sviluppa a Silicon Isle, dove finiscono infinite quantità di rifiuti elettronici tra cui arti prostetici e diavolerie varie derivati da capricci estetici. L’isola è divisa tra le condizioni di povertà, sporcizia e miseria dei “ragazzi dei rifiuti”, coloro che si occupano di smistare e smaltire gli scarti tecnologici e tre gang di uomini di malaffare a cui importa solo del controllo dell’isola. Silicon Isle è un luogo di contraddizioni, straripante di rifiuti tossici. Una tossicità che si avverte non solo nel rifiuti, ma anche nelle persone.
Alla fine, Kaizong accettò il fatto che, per i giovani alla moda dell’avanzato Occidente, le protesi non erano più soltanto degli aiuti per le persone invalide, né semplici decorazioni o integrazioni per il corpo umano, da scambiare o aggiornare a proprio piacimento. Le protesi erano già divenute parte dell’essenza della vita umana, erano gli scrigni in cui stavano riposte le nostre gioie, i nostri dolori, le nostre paure e le nostre passioni, la nostra classe, il nostro status sociale, i nostri ricordi. Tu sei le tue protesi.
Tra i “ragazzi dei rifiuti” vi è la giovanissima Mimi che, come tanti altri ragazzi come lei, è partita dal suo piccolo villaggio d’origine con la speranza di trovare un lavoro abbastanza dignitoso che poi le permettesse di realizzare tutti i suoi sogni una volta guadagnato abbastanza. Quello che Mimi trova, come tutti gli altri, è soltanto una marea di rifiuti tossici e miseria. Un inferno sceso in terra, un posto dove la speranza viene prosciugata goccia dopo goccia ogni giorno che passa.
La globalizzazione non è una novità. È una tendenza in atto da centinaia, migliaia di anni. La potete vedere nell’epoca delle grandi esplorazioni, negli scambi commerciali, nella letteratura e nella religione, negli insetti, negli uccelli migratori, nel vento, e persino nei batteri e nei virus. Ma il problema è che non abbiamo mai raggiunto un consenso, non abbiamo mai provato a costruire un sitema equo che sia vantaggioso per tutti. In comprenso, abbiamo avviato un ciclo perpetuo di saccheggi, sfruttamenti ed estrazioni forzate: dall’Amazzonia, dall’Africa, dal sudest asiatico, dal Medio Oriente, dall’Antartide, dallo spazio esterno, addirittura. In quest’epoca di globalizzazione, non si è vincitori per sempre. Ciò che abbiamo ottenuto. un giorno lo perderemo e saremo costretti a ripagarlo con gli interessi.

E’ con l’arrivo dell’americano Scott Brandle che il destino di molte vite cambierà. In positivo? No, in arrivo c’è una guerra tecnologica senza pari, qualcosa che nessuno potrebbe prevedere. In visita per conto della TerraGreen Recycling, una società che si occupa di ridurre l’inquinamento delle zone altamente inquinate, sarà uno degli attori protagonisti su questa isola-discarica. Insieme a lui c’è il suo assistente Kaizong, un giovane acuto ed intelligente, nativo di Silicon Isle. Dopo tanti anni è riuscito a tornare nella sua terra. Sarà come un ritorno a casa? Beh, è difficile chiamare un luogo del genere la propria casa.
Senza mezzi termini, posso dirvi che Marea Tossica è un pugno in faccia. E poi allo stomaco. Dovete essere particolarmente pronti per leggerlo. Il suo essere un romanzo molto forte non è un difetto, anzi. Marea Tossica ha il grande pregio di metterti davanti a delle realtà in modo estremamente brutale. Ed è un bene, perché certe condizioni umane, certe situazioni, sono così crude che hanno bisogno proprio di questa brutalità per essere messe completamente a nudo davanti agli occhi del lettore. Perché questo non è solo un racconto fantastico: è una storia che in se custodisce anche una buona parte di verità, così come ha affermato l’autore stesso.

Le tristi condizioni di vita dei “ragazzi dei rifiuti“, lo sfruttamento a cui sono sottoposti, i due piani su cui vivono loro e le potenti gang territoriali, la continua crescita dello spreco di materiali, il conseguente inquinamento irreparabile, tossico e mortale. E ancora, il progresso tecnologico, croce e delizia. Per i noi del presente una benedizione, per gli abitanti di Silicon Isle in un futuro non poi così tanto lontano, una maledizione senza controllo, senza umanità, senza alcuna morale. Tutto questo è in qualche modo reale e già esiste nel presente. E fa male doverlo ammettere. Fa male dover aprire gli occhi su qualcosa che fino ad ora si era ignorato, anche involontariamente. Nel libro ad un certo punto un uomo rimane intrappolato nella morsa di un robot che lo sta schiacciando e uccidendo lentamente. Ecco, credo che questa sia un’immagine perfetta, seppur violenta, per rappresentare Silicon Isle e la vita dei suoi abitanti. Non è mai troppo tardi però e l’autore pare voler mandare un messaggio: possiamo ancora fermare tutto questo. Qui nel presente possiamo ancora fare qualcosa di valido perché il futuro non si trasformi… in una marea tossica.
La gente aveva bisogno di cerimonie, piattaforme, un modo per superare il confite tra la vita e la morte, per ricongiungere il passato al presente, per rendere tangibili i ricordi informi e la mancanza, tramutandoli in oggetti, atti o rappresentazioni rituali; tutto affinché i sentimenti intorpiditi dal trascorrere del tempo potessero essere risvegliati, e il dolore della perdita, una volta straziante e logorante, potesse essere rivissuto insieme agli infiniti ricordi che portata con sé. La storia è il processo attraverso il quale gli eventi perdono la propria coloritura emotiva.
In Silicon Isle si respira un dualismo costante: il continuo mescolarsi della tecnologia più avanzata e innovativa insieme alle tradizioni di un tempo, i miti, antichi e brutali rituali, le superstizioni. Questo dettaglio fa sembrare le vicende narrate come se non fossero così lontane nel tempo. A simboleggiare, forse, che se non agiamo adesso potremmo ritrovarci in una “Silicon Isle” senza neanche accorgercene e in poco tempo.
Mimi stessa è divisa tra due personalità differenti: la vera Mimi, quella umana, dolce, speranzosa e la Mimi sovrumana, spietata, priva di veri sentimenti, un mero guscio dell’originale. Mimi 1 è spaventosa proprio perché ha perso la sua umanità. E questo porta a chiedersi… se la tecnologia prendesse il sopravvento nel modo sbagliato è questo ciò che ci succederebbe?
Quello delineato da Chen Qiufan è un mondo dove non solo l’ambiente è saturo d’immondizia, ma anche le persone. Esseri umani logorati da dipendenze, droghe tecnologiche, perversioni disumane, violenze inaudite. Tutto questo è raccontato con un linguaggio chiaro ed immediato, per arrivare dritto al centro delle emozioni, dove fa più male, dove non puoi che inorridire e pensare che non è questo il futuro che desideri per l’umanità. Il momento in cui Mimi vive un’esperienza ultraterrena e lotta tra la vita è la morte è però un perfetto simbolo di quanto la tecnologia non sia solo spaventosa ma possa essere anche un valido aiuto e non deve per forza essere demonizzata come spesso accade.
I personaggi di Marea Tossica sono incredibilmente umani, nel lato più profondo del termine. Hanno reazioni autentiche e ognuno di loro è mosso da sogni, ideali e ambizioni diverse. Chi insegue la libertà, chi la supremazia, chi fa soltanto il proprio comodo. Nessuno di loro è un santo: il confine tra “buono e cattivo” non è così facile da delineare come nella maggior parte delle storie che conosciamo. Sono tutte personalità poco prevedibili, che si imparano a conoscere pagina dopo pagina, ognuna con un background molto diverso.
Ho apprezzato in particolar modo la crescita esponenziale di Kaizong: da timido assistente che dopo tanti anni torna nella sua terra natìa ad un uomo pieno di coraggio, di amore, di spirito di chi vuole cambiare le cose e salvare chi ama. E a proposito di romance, appunto, approvo la scelta dell’autore di non renderla eccessivamente dominante ma equilibrata e ben integrata nella narrazione.
Una narrazione precisa e pulita, mai contornata da termini complicati da comprendere ma dietro i quali si nota una grande ricerca dell’autore e una notevole dose di cultura. L’autore propone spesso similitudini molto interessanti, in un susseguirsi di immagini crude e poi oniriche. Un connubio fuori dagli schemi ma molto efficace e, a mio gusto, affascinante.
Una menzione speciale alla splendida traduzione di Benedetta Tavani che ha saputo rendere magnificamente questo mondo distopico. Il lavoro è stato senza dubbio enorme dovendosi confrontare con una mediazione dalla traduzione originale. La vera sfida nasce proprio dal fatto che il romanzo originale è ricco di variazioni linguistiche che non è compito facile riportare in una lingua così distante come la nostra. L’ottima riuscita della localizzazione italiana è motivo d’orgoglio per quanto non sia qualcosa di così scontato.
Nonostante la sua crudezza ho profondamente apprezzato questo romanzo così fuori dalla mia comfort zone. Bisogna essere pronti per leggerlo, però una volta entrati nel vortice è difficile uscirne.
Un enorme grazie alla Oscar Vault Mondadori per avermi dato la possibilità di leggerlo!



