Vi è mai capitato di detestare un libro dalla terza pagina fino alla fine? Di essere indecisi se finirlo o meno? Di essere così disgustati da esservi quasi pentiti di averlo letto?
Bene. A me è successo proprio con questo libro, Mirage di Somaiya Daud. Si tratta di uno young adult fantasy, un libro fantasy per giovani adulti, e fino ad ora è davvero il peggiore che io abbia mai letto. Vi chiederete: perché lo hai letto fino alla fine? Cosa ti ha spinto a dargli una chance? E’ stato difficile, davvero TANTO difficile arrivare in fondo. Ma l’ho fatto perché ho pensato di avere una missione nei confronti di tutti coloro che, magari incuriositi, avessero deciso di leggere questo capolavoro di insensatezza.
Da dove cominciare? Se volessi fare una recensione molto breve vi direi: non leggetelo. Basta, fine. Non sarebbe professionale, però, quindi, come in ogni articolo, vi darò la mia personale opinione su questo libro e le spiegazioni sul perché non valga la pena leggerlo (a meno che non siate molto cattivi nei vostri confronti o vogliate fare un regalo a una persona che non sopportate. No dai, non fatelo lo stesso, nessuno si merita una pena del genere.)

TRAMA
Mirage è la storia di una giovane ragazza, Amani, che sogna di poter vivere in un mondo non più dominato dal crudele impero dei Vathek. Durante i festeggiamenti per il raggiungimento della sua maturità un gruppo di droidi irrompe violentemente, scannerizza tutte le ragazze presenti, finendo poi per rapire la nostra protagonista. Scopriremo che il motivo del rapimento è semplice: Amani è destinata ad essere la controfigura della principessa Maram, futura erede al trono. Maram è preoccupata che l’odio che il popolo prova nei suoi confronti potrebbe portarla a correre rischi mortali durante le sue apparizioni pubbliche. La principessa è un personaggio ambiguo, passa da essere estremamente severa e crudele nei confronti di Amani ad essere praticamente la sua migliore amica. La nuova vita di Amani comprenderà quindi il suo allenamento per imparare ad essere una perfetta Maram, così che nessuno possa scoprirlo. Diventa così brava che Maram finirà per farla partecipare ad ogni evento possibile, per evitare ogni pericolo. L’unico che però di accorgerà della differenza tra la controfigura e la vera Maram è Idris, il fidanzato di quest’ultima, che, in modo piuttosto prevedibile, si innamorerà perdutamente della sosia.
UNA TOTALE MANCANZA DI FANTASIA
Non voglio spoilerare ulteriormente la trama, in caso ci sia qualcuno che sia abbastanza coraggioso da voler leggere questo libro. Molto spesso i problemi che si riscontrano leggendo un libro appaiono a storia già avviata, quando ormai si ha già una giusta familiarità con il mondo della storia. Qui i problemi iniziano molto prima. No, non all’inizio della storia, ma nella pagina della mappa del pianeta in cui viene ambientato il libro. Ebbene, a quanto pare questo pianeta ha un Sole. E viene effettivamente chiamato Sole. Voi direte: cosa c’è di male? Beh, solo il pianeta Terra ha un Sole. Il Sole è una stella che NOI abbiamo chiamato sole. Se altri pianeti hanno un sole, devono necessariamente cambiare nome. Mi focalizzo molto su questo dettaglio perchè andando avanti nella lettura uno dei problemi più grandi che saltano all’occhio è che la scrittrice ha un’evidente mancanza di fantasia. Numerosi sono i casi in cui la scrittrice non ha fatto il minimo sforzo per inventarsi qualcosa che appartenesse DAVVERO al mondo della sua storia. Ci sono così tanti esempi che forse non sarà necessario elencarveli tutti, descriverò soltanto quelli più eclatanti. Uno dei tanti è il clamoroso furto alla mitologia greca: ad un certo punto nella storia si parla di un antico mito Vathek a proposito di un uomo chiamato Alexius che dopo aver irato gli dei era stato incatenato a una montagna e dato in pasto a dei rapaci, mentre di notte venivano curate le sue ferite per poi essere di nuovo mangiato vivo. Vi ricorda qualcuno? Sì, è proprio lui, Prometeo! Questa è la storia di Prometeo che l’autrice ha pensato bene di riprendere spudoratamente e far finta che fosse un mito dei suoi carissimi Vathek. Questo accade a pagina 40, quindi capitemi se vi dico che arrivare alla numero 308 è stato terribilmente difficile. Un altro degli episodi che mi ha letteralmente mandato su tutte le furie accade a pagina 144, ma è solo alla pagina 303 che si capisce il raggiro che ha voluto orchestrare l’autrice. Alla pagina 144 Amani canta una canzone in Kushaila (quindi dovrebbe essere una canzone inventata) ad Idris. Ebbene, a pagina 303 vengono addirittura scritte le parole della canzone… parole incomprenbili di una lingua inventata? Assolutamente no, sono le parole di una canzone araba davvero esistente e che si può tranquillamente trovare scrivendo le lyrics su Google. Capite perchè questo libro mi è sembrata soltanto una presa in giro per i lettori?
Probabilmente basterebbe anche solo questo per dire “basta, non posso più continuare a leggere”. Eppure ho continuato, forse per scoprire quali altre magnifiche sorprese mi potesse rivelare questo libro. Altro esempio: si parla del loutar, uno strumento musicale che la Daud fa passare per uno strumento kushaila (altra civiltà di sua invenzione, almeno quella), mentre in realtà è uno strumento originario del Marocco. Non voglio dilungarmi ancora su questo fronte, ma tutto questo è per farvi capire come a mio avviso sia ridicolo che una persona che decide di scrivere un libro non sappia inventarsi da sola determinati elementi.
Un altro feeling che si avverte nel libro è che l’autrice abbia intenzione di elogiare a suo modo la cultura marocchina, riempiendo il racconto di nomi impronunciabili di oggetti e cibi senza dare la minima spiegazione di cosa diamine siano. La scrittrice dà per scontato che forse non tutti sanno cosa siano l’harira e il moloui e non lo sapremo mai dato che la Daud non si azzarda minimamente a descriverlo o a spiegarlo. L’unica via per scoprire di cosa si tratta è cercare su Google. Certo, è comodo. Però si può fare per una o due parole, non per decine disseminate in tutto il libro. Avrei gradito una bella legenda di ogni nome arabo con relativa spiegazione, avrebbe reso la lettura più scorrevole e molto meno stressante.
IL WORDBUILDING
Passando all’ambientazione possiamo trovare ulteriori elementi poco coerenti con la creazione del mondo della storia (worldbuilding) o che non posseggono una spiegazione logica. Il libro è ambientato sul pianeta Cadiz, che in realtà non è davvero un pianeta, ma una luna. Non viene dato alcun background storico, se non qualche breve accenno a una guerra accaduta in precedenza. E’ un mondo fnatascientifico, con navicelle e droidi, ma al contempo fortemente influenzato dalla cultura marocchina. L’impressione che mi ha dato è che lo sfondo fantascientifico sia lì soltanto per sbaglio, soltanto per dare un tocco di originalità ma non è abbastanza. Non c’è una dimensione, non ci sono spiegazioni sul perchè il mondo sia diviso tra fantascienza e Marocco. E’ un mondo che non torna, che non ha un filo logico. La parte più fantascientifica, inoltre, viene utilizzata soltanto quando fa comodo, non ha un ruolo da protagonista. Come ripeto, sembra essere stata scritto solo per caso e questo lo trovo profondamente sbagliato e forzato.
I PERSONAGGI
L’ennesima nota storta che non mi ha fatto apprezzare questo romanzo è la totale assenza di spessore nei personaggi. Sono personaggi piatti, privi di caratteristiche che possano anche solo minimamente farti affezionare a loro. I loro comportamenti, inoltre, ti portano nella direzione opposta: sull’orlo di farteli odiare. Durante la sua storia d’amore con Idris, Amani non si sente mai minimamente in colpa per quello che sta facendo. Pur avendo una relazione con un uomo che non può avere, non solo non prova rimorsi o paure, al contrario: cerca di farsi ancora di più amica la “povera” Maram. Addirittura la considera quasi come una sorella. Ed è orribile ascoltare i pensieri di un personaggio così, essendo il libro scritto in prima persona.
LO STILE DI SCRITTURA
Un’altra nota dolente, per quanto mi riguarda è lo stile in cui è scritta la storia. Sembra tutta infiocchettata con parole poetiche, sognanti e altisonanti, ma anche qui sorgono diversi problemi. Uno di questi è la costante ripetizione di alcuni concetti, spesso scritti nello stesso modo a distanza di un paio di pagine. Per non parlare delle mani di Idris che vengono costantemente descritte come “dry and warm”, asciutte e calde. Mi chiedo, poi, perchè sarebbero dovute essere bagnate. Oppure, un altro esempio è il descrivere un abito “in the style of antiquity”, “nello stile dell’antichità”. Quale antichità però? L’abito descritto sembra essere proprio un peplo greco. Quindi nell’antichità della storia di questo libro c’erano i greci? E perchè nessuno dice di discendere dagli abitanti del pianeta terra? Mistero. Per concludere, un altro tratto che non ho gradito è il brusco cambio di narrazione da un capitolo all’altro. La storia non sembra seguire un filo, sembra piuttosto che quel filo venga tagliato ad ogni nuovo capitolo, tagliato in modo troppo netto, come se passasse troppo tempo da un capitolo all’altro senza che venga spiegato perchè o cosa avvenga nel frattempo.

CONCLUSIONE
Non sono davvero riuscita a trovare un singolo pregio in questo libro, non c’è niente che mi abbia interessato, niente che mi abbia fatto trovare un motivo per rimanere incollata alle pagine per scoprire cosa sarebbe successo dopo. Scritto in modo più coerente, con più spessore, sia di personaggi sia di ambiente circostante avrebbe sicuramente avuto un altissimo potenziale. In questo modo sembra soltanto un libro fantascientifico scritto per caso, tanto per fare, facendosi beffe dei lettori con appropriazioni di storie ed elementi della NOSTRA storia, non quella dei personaggi del libro. Il carattere di Amani, così combattivo, così ribelle, sembra sottolineare la voglia di creare un personaggio forte che possa ispirare chiunque legga il libro, peccato che non sia così, perchè è un personaggio così piatto che non lo prenderei mai per esempio. Per non parlare della voglia di infilare la cultura marocchina in ogni dove, senza dare una spiegazione logica anche a questo.
So di essere molto brutale nei confronti di questo libro, ma ho visto nell’autrice solo voglia di approfittarsi di elementi già esistenti e farli propri, non ho visto creatività ma voglia solo di scrivere l’ennesimo libro young adult con una storiella d’amore che non ha nessun trasporto. Ho visto la voglia di approfittarsi di chi è attirato solo dall’elemento amoroso, fregandosene di dettagli importanti che danno spessore alla storia, ho visto un’autrice che ha solo voluto prendere in giro i suoi lettori, ecco perchè sono così infuriata e amaramente pentita di aver perso del tempo con questo libro. O almeno, ho fatto risparmiare tempo a persone che avrebbero voluto leggerlo.
Fatemi sapere cosa ne pensate nei commenti! Ci rivediamo con delle letture più interessanti, Cari Amici!




