I libri young adult fantasy e la perdita di originalità

Chi segue le mie recensioni, sa che spesso mi capita di leggere libri young adult e nello specifico, di genere fantasy.

Per chi non lo sapesse i libri young adult sono quelli destinati ad un pubblico tendenzialmente giovane, in età adolescenziale. Ciò non deve impedire a persone più grandi di leggerli, ça va sans dire. I temi affrontati sono vasti: il passaggio all’età adulta e le responsabilità che ne comporta, l’amore, l’amicizia, la famiglia, scoprire sé stessi. Ma anche tematiche relative al lutto, alla propria sessualità, allo scoprire il proprio scopo nella vita.

Anche se i libri young adult, così come vengono intesi in senso moderno, abbiano fatto le loro prime apparizioni negli anni ’70, è proprio in quest’ultimo decennio che hanno preso piede e hanno guadagnato una forte popolarità. C’è chi imputa tutto questo ai romanzi dedicati al maghetto più famoso di sempre e sto parlando ovviamente della serie dedicata a Harry Potter di J.K Rowling. Nonostante almeno i primi due libri non possano esattamente definirsi young adult, la sua risonanza nel mondo letterario è stata tale da far rifiorire questa categoria di romanzi.

Il boom è stato tale da far crescere esponenzialmente i libri young adult fantasy in circolazione (in lingua inglese). Ogni mese ne escono a decine e la grande maggioranza di essi sono libri di debutto. E’ come se si fosse creato un grande business dietro questa tipologia di libri, dato che probabilmente è una categoria che vende molto. E naturalmente è un peccato, perchè molti di questi romanzi sembrano confezionati in fretta, quasi non finiti (come To Best the Boys che ho recensito qui), come se fossero compitini svolti, senza metterci davvero impegno, anima, sostanza. Poco importa se sono ripetitivi o hanno una trama che somigli a tante altre.

Ovviamente non in tutti i casi è così. Esistono anche scrittori e scrittrici dalla fervida immaginazione e nelle cui opere mettono tutti loro stessi. Come esempio, sarebbe impossibile non nominare la splendida Leigh Bardugo, autrice della trilogia di Shadow & Bone e la duologia di Six of Crows, che ho amato moltissimo. Soprattutto in quest’ultima, Leigh ha alzato l’asticella degli young adult così in alto che una volta letti i suoi libri, molti degli altri della stessa categoria che leggerete non saranno abbastanza per eguagliarli o almeno avvicinarvisi. Non è un caso isolato, per fortuna.

Una caratteristica che invece ho visto farsi largo sempre di più, in modo quasi preoccupante, è la struttura dei titoli. Sembrerà ridicolo portare la mia discussione su questo piano ma ,seriamente, i titoli iniziano ad essere tutti uguali. Nessun titolo rimane più impresso, sono tutti confusi in un immenso minestrone delle stesse parole. Qual è quindi la formula magica? Inserire un nome comune, tipo Kingdom (regno) e completare in bellezza aggiungendo almeno altri due nomi comuni, come Thorns (spine) e Storm (tempesta). Et voila, il titolo per un nuovo fantastico young adult fantasy è pronto! A volte onestamente non mi pare nemmeno che determinati titoli abbiano un senso, che si riferiscano davvero alla storia narrata. Sembra piuttosto che il titolo sia stato creato ad hoc perché adesso “va di moda così”.

Addirittura, una similarità di titoli che seguono questa formula ha scatenato un piccolo dissapore tra Tomi Adeyemi, autrice di Children of Blood and Bone e Nora Roberts, autrice di Of Blood and Bone, pubblicato qualche mese più tardi rispetto al precedente. Si è trattata solo di una coincidenza ma ormai è diventata la norma perché ci sono sempre più romanzi nel cui titolo figurano thorns, sorrow, shadow, storm, roses. Per carità, se sono strettamente legati al contenuto del libro va benissimo. E sicuramente è giusto non giudicare un libro dal suo titolo ma è altrettanto legittimo avere dei dubbi sull’originalità dello stesso quando ci si trova per l’ennesima volta davanti al solito.

Vorrei solo vedere più originalità in questo mondo letterario, vorrei che una tipologia di libri non condizionasse così tanti scrittori di talento e che sicuramente hanno molto di più da dare della solita storia letta e riletta ormai troppe volte.

Scritto da
Sara, conosciuta anche come ElbyQuimelle o più semplicemente Elby, è caduta da tempo nella tana del Bianconiglio e non ne è mai uscita. Lettrice e videogiocatrice appassionata, è timida fino al midollo. Ascolta musica epica (TwoStepsFromHell, Audiomachine) fino allo sfinimento, ma apprezza molto anche altri generi per cui elencarli tutti renderebbe queste info biografiche troppo lunghe. Non sa parlare di sè stessa. Sogna un mondo fatto di dumplings, sorseggiando bubble tea.

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